<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-35047980</id><updated>2012-01-03T19:08:22.526+01:00</updated><category term='Personal'/><category term='Eventi'/><category term='Varie'/><title type='text'>Anna Baldo</title><subtitle type='html'>Tra serio e faceto</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://annabaldo.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/35047980/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annabaldo.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Anna Baldo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04092556978213666744</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp3.blogger.com/_OUH_KQHBNmM/SGi-rYbgyvI/AAAAAAAAAAQ/fE7oSO3lzCI/S220/Autoscatto+1.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>24</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-35047980.post-352053611934312828</id><published>2011-12-30T19:56:00.002+01:00</published><updated>2012-01-03T19:08:22.531+01:00</updated><title type='text'>Indagine 40814</title><content type='html'>Il primo romanzo di &lt;b&gt;Luca Valente&lt;/b&gt; è un giallo a sfondo storico,  e non stupisce, visto il curriculum dell’autore (che prima di questo ha  scritto numerosi saggi storici che riguardano la “sua “ Schio, e  dintorni, teatro di ricche pagine di guerra e di resistenza).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È  curioso conoscere l’autore di un libro, specie quando questo ti attrae  fin dalle premesse, e quando, a lettura completata, ne sei completamente  conquistata. In realtà la mia conoscenza con Luca, vecchia di almeno  dieci anni, è molto superficiale e mi fa pensare a quanto, pur trentenne  e laureata (due cose che a parole fanno di te una persona matura)  avessi ancora la testa nel sacco. Lavoravamo per una stessa piccola  società, con compiti che potevano essere complementari, eppure ci siamo  raramente incrociati, più alla macchinetta del caffè che sul lavoro vero  e proprio. Magie (storture) dei contratti a progetto, che rendono  evanescenti i ruoli e inconsistente il senso di appartenenza ad un  gruppo (l’azienda), e magie delle macchinette del caffè, specie se  vicino all’uscita per i fumatori, che possono più di ogni seminario di  team-building.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, complice il &lt;b&gt;social network&lt;/b&gt;,  come ben si conviene ai nostri giorni, vengo a sapere di questo libro, e  la simpatia per l’autore mi spinge ad impegnarmi ad andare ad una sua  presentazione. Per la quale, addirittura, sono riuscita a schiodarmi da  casa la sera della prima del Don Giovanni alla Scala, in diretta (che ho  poi recuperato l’indomani – niente paura!). Ma quella sarebbe stata  l’ultima occasione per incrociare una presentazione di Indagine 40814.&lt;br /&gt;L’entusiasmo  del presentatore della serata, che aveva genuinamente apprezzato  l’opera, e la modesta tranquillità di Luca (dissimulava l’emozione?  oppure è ormai navigato in queste cose?) hanno reso la serata  piacevolissima, interessante e pure divertente. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Andando  alle cose serie, il romanzo porta in sé, come naturale, le varie  sfaccettature del suo autore. Ma qui viene il bello, perché Luca Valente  ha il merito, o la fortuna, di accentrare su di sé il &lt;b&gt;mondo del giornalismo e quello della ricerca storica&lt;/b&gt;, per molti versi contrastanti (nei metodi, negli atteggiamenti), e la &lt;b&gt;ricerca spirituale&lt;/b&gt;  (fino all’esoterismo) che per passione ha approfondito nel tempo. Il  tutto si condisce con una notevole vena introspettiva, che gli ha  permesso di creare &lt;b&gt;personaggi di grande forza narrativa&lt;/b&gt;, entrando  nella psicologia di ciascuno con delicatezza e profondità sottile. Sono  persone vere, non stereotipi (anche se funzionali al racconto) alle  quali il lettore si affeziona in breve tempo, restando letteralmente  incollato al libro, che finisce per divorare in poco più di quattro  tranche (sacrificando volentieri anche appuntamenti e occasioni sociali,  se serve, pur di scoprire come procede la storia). &lt;br /&gt;Se Valente si  ispira ai narratori di successo, alla Ken Follett, devo dire che il  paragone tiene. E personalmente lo estendo anche a Steig Larsson, che  con la sua trilogia di Millennium (ancora una volta avventure di  giornalisti?) ha opzionato l’intero tempo libero della mia ultima  vacanza estiva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Indagine 40814 parte da una&lt;b&gt; trama fitta e ricchissima&lt;/b&gt;,  che porta la vicenda attraverso intrighi, colpi di scena, avventure al  limite (i personaggi “normalissimi” in partenza si trovano ad affrontare  minacce, rapimenti, fino ad una sorta di discesa agli inferi da cui “&lt;i&gt;tornare a riveder le stelle&lt;/i&gt;”  in modo modernamente rocambolesco, non scevro da suggestioni da film  d’azione), in un crescendo di intensità e di ritmo degli avvenimenti,  fino ad uno scioglimento dei misteri (necessario per accompagnare il  lettore ad una serena conclusione) e addirittura ad un &lt;b&gt;lieto fine&lt;/b&gt;, per nulla stucchevole perché, ancora una volta, vincolato ad un realismo psicologico dei personaggi davvero apprezzabile. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Analizzando il libro, ci si trova giocoforza a pensare ad una gerarchia dei personaggi. Ed ecco che i due protagonisti sono &lt;b&gt;Elena ed Enea.&lt;/b&gt; A dire il vero sono tre, con Ettore, che insieme formano la terna degli “omerici”, dati i nomi. &lt;b&gt;Coincidenza&lt;/b&gt;  (e naturalmente tutto il libro è una dimostrazione della tesi che le  coincidenze non esistono, ma hanno un senso che prima o poi arriva a  manifestarsi) che ritorna spesso con altre citazioni nel libro, e di cui  i protagonisti sono perfettamente consapevoli. &lt;br /&gt;Il romanzo ha una forte &lt;b&gt;componente storica&lt;/b&gt;, e per questo lega in modo non lineare, a creare una trama intricata e consistente, ben &lt;b&gt;quattro epoche,&lt;/b&gt;  distanti tra loro e con fatti apparentemente isolati, per scoprire  invece tutte le connessioni tra antico e moderno: si tratta di una &lt;b&gt;spedizione di monaci germanici &lt;/b&gt;qualche anno prima del Mille, dei mesi terminali della&lt;b&gt; Seconda Guerra&lt;/b&gt;, degli anni del &lt;b&gt;liceo dei protagonisti &lt;/b&gt;(che per avventura sono miei coetanei – come pure dell’autore) e del &lt;b&gt;presente&lt;/b&gt;, tempo in cui si svolge la vicenda iniziale, e principale, che funge da risoluzione delle tre precedenti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il passato che ritorna, con insistenza.&lt;br /&gt;Piacciono  da subito i personaggi, ben delineati nel carattere, nella psicologia e  nei sentimenti. Quasi stupisce la capacità descrittiva, in particolare,  dell’&lt;b&gt;universo femminile&lt;/b&gt;, ben compreso nelle sue complessità e  rappresentato con grande attenzione alle sfumature. Le donne sono quasi  meglio definite degli uomini, forse perché sono personaggi più  sfaccettati e meno prevedibili, forse perché l’autore sente la sfida di  creare qualcosa così diverso da sé (è difficile non cedere alla  tentazione di immaginare un legame tra Valente ed Enea, che peraltro non  viene descritto nei dettagli, anche fisici, a differenza di Elena e  delle altre figure femminili del romanzo). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra i fili rossi del romanzo, una &lt;b&gt;tensione emotiva tra i due&lt;/b&gt;,  fortunosamente single, sin dal loro primo incontro. Anzi, ri-incontro,  dopo un presunto flirt giovanile. Complici le situazioni eccezionali che  li uniscono, e li costringono anche ad una convivenza (come nella più  romantica fantasia, molto femminile), Elena ed Enea scoprono un  sentimento reciproco, fatto di &lt;b&gt;attrazione fisica e mentale.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Non  si contano le occasioni sprecate, mancate da Enea che tarda a prendere  l’iniziativa esplicitando quello che entrambi desiderano, raggelando  diversi slanci di Elena che arriva alla consapevolezza dei propri  sentimenti attraverso la gelosia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non dimentichiamo che si tratta di un’indagine, di un &lt;b&gt;giallo (con sfumature di noir&lt;/b&gt;,  qua e là). L’intrigo che si palesa sin dall’inizio del libro va  complicandosi man mano che gli investigatori vi si addentrano, in un  crescendo di tensione e di &lt;b&gt;colpi di scena&lt;/b&gt;. Il mistero da  risolvere è molteplice, e appartiene anche alle epoche lontane. Il  lettore viene accompagnato verso la profondità (del passato, di fatti  oscuri di cui si è quasi persa la memoria), rendendo familiari gli  avvenimenti e appassionandolo ad ogni vicenda, fino a quelle dei  personaggi “minori”, che tali non sono mai.  &lt;br /&gt;La &lt;b&gt;forma di diario&lt;/b&gt;,  con capitoli brevi scanditi dall’indicazione di luogo e data, favorisce  l’orientamento del lettore nel continuo passaggio da un’epoca  all’altra, e consente di non perdere mai il filo del discorso.  &lt;br /&gt;A completare il quadro di fluidità tra le epoche, una commistione tra razionalità estrema e fede nei &lt;b&gt;segni del soprannaturale&lt;/b&gt;,  primi tra tutti i sogni, che vengono considerati con serietà come  tracce della realtà che esiste, e li attende in qualche luogo, o tempo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se siete arrivati a leggere fino a qui, e se vi solletica l’idea di leggere “Indagine 40814”, posso ora anticipare che&lt;b&gt; il colpevole è &lt;/b&gt;… &lt;br /&gt;Niente  paura, lo scoprirete da soli! L’unico rammarico è che il piacere della  lettura durerà poco, e resterà il desiderio di un prossimo romanzo di  Luca Valente, alla scoperta di nuove avventure che le zone a noi tutti  familiari, come Schio o il Tretto, celano in qualche segreta piega del  passato, ancora non emersa alla luce.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/35047980-352053611934312828?l=annabaldo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annabaldo.blogspot.com/feeds/352053611934312828/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=35047980&amp;postID=352053611934312828&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/35047980/posts/default/352053611934312828'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/35047980/posts/default/352053611934312828'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annabaldo.blogspot.com/2011/12/indagine-40814.html' title='Indagine 40814'/><author><name>Anna Baldo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04092556978213666744</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp3.blogger.com/_OUH_KQHBNmM/SGi-rYbgyvI/AAAAAAAAAAQ/fE7oSO3lzCI/S220/Autoscatto+1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-35047980.post-1322779600947928011</id><published>2011-12-30T19:44:00.000+01:00</published><updated>2011-12-30T19:44:10.598+01:00</updated><title type='text'>Le donne giocano con i trucchi</title><content type='html'>&lt;div align="left"&gt;“&lt;strong&gt;Divertirsi&lt;/strong&gt;” è la parola d’ordine, quando si tratta di truccarsi. Lo penso da sempre.&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;Il mio approccio con i cosmetici non riguarda propriamente il make-up.&lt;br /&gt;Il ricordo più antico che ho (a parte il profumo del rossetto della  mamma, che oggi non si sente più nei prodotti in vendita. Sarà stato  cherosene, forse – erano gli anni ’70 – ma mi piaceva moltissimo) si  riferisce ad un compito per “educazione artistica”.&lt;br /&gt;Ero alle scuole medie.&lt;br /&gt;Per il disegno su cartoncino ho usato &lt;strong&gt;due vecchi ombretti&lt;/strong&gt;,  verde e azzurro, che sfumavano benissimo! Quella sensazione tattile e  olfattiva mi è rimasta, e con essa il piacere di avere a che fare con i  cosmetici, di cui valuto la qualità in base alla texture nel momento in  cui li tocco per truccarmi, prima ancora che per la resa finale.&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;Oggi, che son cresciuta e che mi occupo di &lt;strong&gt;immagine&lt;/strong&gt;, non cambia il &lt;strong&gt;senso di gioco&lt;/strong&gt; collegato al trucco.&lt;br /&gt;E &lt;strong&gt;KIKO Make up&lt;/strong&gt; pare saperlo bene.&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span id="more-638"&gt;&lt;/span&gt;Il “primo incontro” con  questo brand è stato casuale, in un centro commerciale come altri. Mi  attirano le luci, l’ordine e lo schieramento della tavolozza di smalti e  ombretti. I prezzi bassi mi fanno pensare male, di primo acchito. Poi  un’amica mi dice con entusiasmo che sono tutti prodotti italiani. La  cosa non aggiunge un gran che alla mia valutazione. In Italia si fanno  cose ottime e altre meno, come ovunque.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;Quello che mi conquista invece sono&lt;strong&gt; le commesse&lt;/strong&gt;, chiamiamole così per praticità. Sono giovani (!) ma molto preparate. Hanno il look da &lt;strong&gt;make up artist&lt;/strong&gt;,  con il tascone con i pennelli legati alla cintola, come i muratori  americani (qui si va avanti a immaginario collettivo), ma dietro questo  sta una salda preparazione tecnica. Formazione aziendale? Spero di sì.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;Ottimo approccio al cliente, con &lt;strong&gt;simpatia&lt;/strong&gt;.  Danno del “tu” pure a me che potrei essere loro madre, ma non voglio  pensarlo e quindi mi gratifica essere trattata alla pari. “Pèrdono”  tempo a cercare il colore del fard che ti sta meglio, ti offrono anche  un accenno di trucco (per un trucco completo basta prenotare), ti  insegnano quale pennello usare. Non spingono forzatamente sulla novità o  sul prodotto di punta, propongono al pari le cose in offerta speciale.&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;Usano loro stesse i prodotti (ti fanno vedere come si  potrebbe ottenere risultati meravigliosi con le scatolette che hai lì a  disposizione) e ti sanno dire in modo convincente che funzionano, a  parte le creme contro la cellulite, dato che il problema non le sfiora  neanche negli incubi.&lt;br /&gt;Se recitano, lo fanno benissimo.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;In ogni caso, il “tono di voce” è lo stesso del &lt;strong&gt;profilo Fb&lt;/strong&gt;, ovvero di quello tra &lt;strong&gt;pari&lt;/strong&gt;  che si scambiano idee su un prodotto, pur lasciando palese il fatto che  loro stanno lì per vendere, non per farti bella e poi … bella ciao!&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;Entrare in quella che corrisponde alla &lt;strong&gt;casa di Barbie&lt;/strong&gt; per una bambina di 5 anni è meraviglioso (specie quando i 5 anni sono ben distanti) ma richiede qualche attenzione.&lt;br /&gt;Innanzitutto, &lt;strong&gt;non andarci con le persone sbagliate&lt;/strong&gt;.  Quelle che ti dicono che stai perdendo tempo. È tempo di svago, certo,  non migliora le sorti del mondo ma non per questo deve essere bollato  come colpevole.&lt;br /&gt;Regola nr.2: &lt;strong&gt;niente fretta&lt;/strong&gt;, il gioco assorbe l’attenzione e il tempo scorre via.&lt;br /&gt;A meno che non si stia facendo un semplice rifornimento dei prodotti di  sempre, e anche così teniamo presente che l’occhio cadrà su una  sfumatura nuova, che ti verrà voglia di provare un look diverso, di  rivedere i colori dei rossetti che l’altra volta hai lasciato là, e così  via.&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;La &lt;strong&gt;compagnia ideale&lt;/strong&gt; sono una/due&lt;strong&gt; amiche&lt;/strong&gt;, egualmente interessate al gioco, fa lo stesso se sono esperte o neofite delle gioie del make-up.&lt;br /&gt;Il risultato sarà di spirito più leggero (ti stai prendendo una  mini-vacanza, tutta per te, in fin dei conti), di liberazione da cliché  che ciascuno porta, come una croce (ma chi te l’ha detto che il rossetto  rosso o il fard non fanno per te? Prova, e poi vedrai!), divertimento e  relax.&lt;br /&gt;Praticamente un toccasana per &lt;strong&gt;creatività e buonumore&lt;/strong&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;E vogliamo chiamarli ancora trucchi?&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/35047980-1322779600947928011?l=annabaldo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annabaldo.blogspot.com/feeds/1322779600947928011/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=35047980&amp;postID=1322779600947928011&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/35047980/posts/default/1322779600947928011'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/35047980/posts/default/1322779600947928011'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annabaldo.blogspot.com/2011/12/le-donne-giocano-con-i-trucchi.html' title='Le donne giocano con i trucchi'/><author><name>Anna Baldo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04092556978213666744</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp3.blogger.com/_OUH_KQHBNmM/SGi-rYbgyvI/AAAAAAAAAAQ/fE7oSO3lzCI/S220/Autoscatto+1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-35047980.post-4834360260020082508</id><published>2011-07-26T18:41:00.001+02:00</published><updated>2011-08-04T10:18:23.654+02:00</updated><title type='text'>RAGIONE E SENTIMENTO E CALESSI D’OGNI SORTA</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Ci sono tutti gli ingredienti: l’estate, tempo da ombrelloni e romanzetti rosa (di quelli che valgono forse meno della carta su cui sono stampati), voglia di far poco, cuore sbigottito e tenero (ottima fonte per banalità che potrebbero essere condivise da un target dai contorni sfuocati di lettrici).&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;È irresistibile la tentazione di mettere in fila i risultati di tutto questo, una vera fiera delle banalità che urge dentro di me, e trova uscita solo dal refill della biro, il pronto soccorso universale per borsetta che ultimamente non dimentico mai di portare con me.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Mancano dieci minuti al mio appuntamento di lavoro, sono dieci giorni che rimugino sensazioni, sentimenti, pensieri. Uno yo-yo tra razionalità di stampo settecentesco, tutto causa-effetto (però, a ben vedere, chi se ne frega delle cause, lasciatemi guardare gli effetti e amen, il resto si attacchi dove meglio crede), e dall’altra parte un tenero sentire, qualcosa di piccolo, delicato, impalpabile, umile eppure insistente, come un bambino che con la sua vocina ripete “portami a veder i cavalli” e non demorde, non si addomestica alle spiegazioni, che pure comprende. Ha ragione lui: le spiegazioni stanno su un altro piano, lui è di un altro mondo, fatto di desideri, di speranze e di un sentire che è certezza.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Io che bambino non sono, e mi porto appresso strati e strati di incontri, letture, filosofie, colloqui, provo a scoprire le carte. Faccio il gioco del “se fossi” e penso al genio della lampada. Cosa gli chiederei, con la mia vocina insistente e magari un po’ piagnucolosa?&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Ma prima voglio tirare fuori tutto, ed escono le solite cose: “Amor, ch’a nullo amato amar perdona…”. Accidenti, suona come una condanna, un aut-aut. Se ti senti “perdonato” da Amor, vuol dire che … era un calesse! Pace.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Riaffiorano le parole della curandera (sì, ho incontrato pure una curandera, che non so se cura, ma ispira di certo, come ogni persona “evoluta” anche solo per se stessa) che mette tutto sull’energia, quella che devi sentire dentro di te fluire con potenza e calma, e quella che ti assorbono gli altri, e non sempre a proposito. E decido che non devo fare proprio nulla, e al tempo stesso tutto.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Sto lì seduta come la dea Kalì (che non so assolutamente cosa faccia lì seduta, ma ci sta) e divento un centro, di energia. Un po’ così mi sento, nonostante la parte razionale mostri di arrabattarsi, di combattere. Ecco, se sei veramente potente (come può esserlo chi lascia fluire l’amore dentro sé) non devi scapigliarti tanto, le cose verranno. Quelle che verranno saranno buone, o comunque serviranno a qualcosa, le altre saranno un nulla di perso, in fondo. Ora mi sento forte di questo. Che stranezza, dato il momento. Eppure … &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Wow, quanta saggezza, non ci credo nemmeno io. È il refill che fa tutto, io non volevo.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;E il calesse? Beh, il calesse serve a portarti da qualche parte. Anzi, diciamo che sei certa che si tratti di un calesse quando comprendi dove ti ha portato. Questa però è la fiera delle consolazioni! Tanto, che cambia? Nulla, nei fatti. Molto nella possibilità di crescere. E riscoprirsi, magari, migliori di prima. Falsa partenza, si ripeterà e farà trionfare il vincitore. Errore di percorso, sarà un insegnamento, o un banco di prova, o un errore e basta. Chi vivrà, vedrà. Approfitto del momento positivo ed energico per fare bella figura con la lettrice (queste sono robe da femmine), perché so che presto sarà seguito dai suoi molti contrari, e lo yo-yo continua, lasciando una scia di sonno al povero cuore strapazzato.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Caro genio, lo sai tu quel che voglio: è qualcosa di semplice e raro, bello e spaventoso, coraggioso fino all’incoscienza e deciso contro ogni ostinazione. È il posto cui si appartiene, e che si riconosce in un istante, all’improvviso, magari quando si sono dipanati pregiudizi e timori, i nuvoloni che nascondono un sole che sta sempre lì, per ciascuno di noi. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/35047980-4834360260020082508?l=annabaldo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annabaldo.blogspot.com/feeds/4834360260020082508/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=35047980&amp;postID=4834360260020082508&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/35047980/posts/default/4834360260020082508'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/35047980/posts/default/4834360260020082508'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annabaldo.blogspot.com/2011/07/ragione-e-sentimento-e-calessi-dogni.html' title='RAGIONE E SENTIMENTO E CALESSI D’OGNI SORTA'/><author><name>Anna Baldo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04092556978213666744</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp3.blogger.com/_OUH_KQHBNmM/SGi-rYbgyvI/AAAAAAAAAAQ/fE7oSO3lzCI/S220/Autoscatto+1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-35047980.post-8999653176554762631</id><published>2011-06-22T19:16:00.002+02:00</published><updated>2011-06-22T19:16:51.499+02:00</updated><title type='text'>Reciprocità</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt; 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Non voglio essere consolata. &lt;/div&gt;&lt;div align="left" class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;Non sto soffrendo. Ho sofferto in passato e ora sono una cosa diversa anche grazie a quel dolore. &lt;/div&gt;&lt;div align="left" class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;Per questo non voglio essere il balsamo di nessuno. &lt;/div&gt;&lt;div align="left" class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;Voglio incrociare il momento giusto di qualcuno, e vibrare alle sue vibrazioni, come le canne di una campana a vento. &lt;/div&gt;&lt;div align="left" class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left" class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;Voglio tornare ad essere allegra, nel profondo, e spensierata come una ragazza.&lt;/div&gt;&lt;div align="left" class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;E dopo, solo dopo, aprire gli occhi e vederti, se ci sei.&lt;/div&gt;&lt;div align="left" class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;E sennò sorriderò agli angeli. &lt;/div&gt;&lt;div align="left" class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;Non voglio sanare la rabbia, correggere le storture, colmare ammanchi di alcun genere.&lt;/div&gt;&lt;div align="left" class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;Voglio essere la cosa giusta al momento giusto. E nessuno sa perché. Neanche noi.&lt;/div&gt;&lt;div align="left" class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left" class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;E tutto il resto è più che dimenticato. Inoffensivo. Nessun sentimento, neanche negativo. &lt;/div&gt;&lt;div align="left" class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;Tutto il resto è semplicemente fuori dalla vita di oggi e di domani.&lt;/div&gt;&lt;div align="left" class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;Un film da guardare dall’ultima fila della sala, e se ci si stanca si esce a metà del secondo tempo, per fare di meglio. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/35047980-8999653176554762631?l=annabaldo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annabaldo.blogspot.com/feeds/8999653176554762631/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=35047980&amp;postID=8999653176554762631&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/35047980/posts/default/8999653176554762631'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/35047980/posts/default/8999653176554762631'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annabaldo.blogspot.com/2011/06/reciprocita.html' title='Reciprocità'/><author><name>Anna Baldo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04092556978213666744</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp3.blogger.com/_OUH_KQHBNmM/SGi-rYbgyvI/AAAAAAAAAAQ/fE7oSO3lzCI/S220/Autoscatto+1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-35047980.post-7951769986317573693</id><published>2011-05-16T17:53:00.001+02:00</published><updated>2011-06-03T09:40:05.997+02:00</updated><title type='text'>Lezione di amicizia</title><content type='html'>&lt;m:smallfrac m:val="off"&gt;    &lt;m:dispdef&gt;    &lt;m:lmargin m:val="0"&gt;    &lt;m:rmargin m:val="0"&gt;    &lt;m:defjc m:val="centerGroup"&gt;    &lt;m:wrapindent m:val="1440"&gt;    &lt;m:intlim m:val="subSup"&gt;    &lt;m:narylim m:val="undOvr"&gt;   &lt;/m:narylim&gt;&lt;/m:intlim&gt; &lt;/m:wrapindent&gt;  &lt;/m:defjc&gt;&lt;/m:rmargin&gt;&lt;/m:lmargin&gt;&lt;/m:dispdef&gt;&lt;/m:smallfrac&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Attendevo con un po’ di ansia qualche fatto della vita che mi suscitasse un pensiero abbastanza profondo da essere motivo di uno scritto. Cercavo di guardare ogni cosa con occhio sardonico, sperando in uno spunto per un pezzo cattivissimo e divertente.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;E invece è arrivata una lezione semplice, un po’ sentimentale. Non c’è ironia, non c’è spirito arguto né divertimento. A darla, la lezione, è un nonno. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;All’età di oltre settant’anni sembra che tutti comincino a permettersi versioni di sé che forse prima non manifestavano, o semplicemente che io non ascoltavo (fa lo stesso). Insomma questo amico di famiglia, oggi davvero nonno, per me carissima presenza sin dalla mia infanzia, con il suo solito modo sommesso di chi dichiara di non aver studiato, e quindi di non poter insegnare niente a nessuno (sbagliatissimo, ma lo sa anche lui), se ne esce dicendo: “L’amicizia è un tesoro, una ricchezza che va conservata, alimentata, protetta, coltivata. A suon di sacrifici, se serve.” Tanto che lui ha spostato la festa per il proprio compleanno, da trascorrere con figli e nipoti, per essere presente alla festa dei settant’anni di un suo amico. Perché “Mica si poteva mancare a questo festeggiamento, così importante”, e per farlo val bene la pena di sacrificare una parte del privato, del personale. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Come dire, uno stacco generazionale con quanto vedo non nei giovani (che oggi hanno 20-25 anni), ma nei quarantenni. Come li vogliamo chiamare, uomini (e donne) nella piena maturità? Potrebbe andare.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Bene, questi li trovo sempre più rivolti ad un orticello privato che va via via riducendosi nelle dimensioni, e isolandosi dal resto del mondo, in un’estenuante tutela della proprietà privata da esercitare in materia di tempo, di condivisione, di servizio, di disponibilità. Tutto ciò che sta fuori dalla finestra di casa tua viene sempre e comunque “dopo”, e se ne avanza. E gli amici vengono sempre in seconda battuta. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Il festeggiato ha ringraziato con un altro bellissimo pensiero, un rovesciamento de “La vita è meravigliosa”, film del 1946 di Frank Capra, interpretato da James Stewart. Un classico che più classico non si può. Bene, come lì viene data la chance unica ad un disperato di vedere nel futuro come sarebbe stata la vita senza di lui (che meditava di dare un aiutino al destino, anzitempo), così oggi il festeggiato, che taglia il traguardo dei settant’anni, dichiara di sentirsi fortunato perché invece è arrivato a vedere come è stata realmente la propria vita, e di vederlo nelle persone che erano lì a festeggiare con lui. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Sì, ma non solo, quelle erano le persone che sono state con lui in tutti gli anni precedenti. Amici d’infanzia, e poi quelli dei vent’anni, sempre rimasti in clan dai tempi della cinquecento, amici di avventure vacanziere con la roulotte, di quelle spericolate che si facevano negli anni ’80 (che oggi se uno porta i figli in campeggio senza acqua calda si trova il telefono azzurro in casa). Tutti lì, come un tempo, e davvero felici. Tutti si sono andati incontro (volevo dire “sacrificati” ma non è giusto lo spirito) in diversi momenti della vita, dobbiamo immaginare, magari a spintoni (non è che li facciamo tutti santi subito). Però la loro barca ha tenuto. Oggi, forse più al riparo da molte tempeste, quella barca può permettersi una riverniciata, per l’occasione, ed essere ancora bella come sempre.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/35047980-7951769986317573693?l=annabaldo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annabaldo.blogspot.com/feeds/7951769986317573693/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=35047980&amp;postID=7951769986317573693&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/35047980/posts/default/7951769986317573693'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/35047980/posts/default/7951769986317573693'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annabaldo.blogspot.com/2011/05/lezione-di-amicizia.html' title='Lezione di amicizia'/><author><name>Anna Baldo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04092556978213666744</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp3.blogger.com/_OUH_KQHBNmM/SGi-rYbgyvI/AAAAAAAAAAQ/fE7oSO3lzCI/S220/Autoscatto+1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-35047980.post-7204051973441342791</id><published>2011-04-29T09:54:00.000+02:00</published><updated>2011-04-29T09:54:01.572+02:00</updated><title type='text'>I Nèeeri e la lista civica.</title><content type='html'>&lt;m:smallfrac m:val="off"&gt;    &lt;m:dispdef&gt;    &lt;m:lmargin m:val="0"&gt;    &lt;m:rmargin m:val="0"&gt;    &lt;m:defjc m:val="centerGroup"&gt;    &lt;m:wrapindent m:val="1440"&gt;    &lt;m:intlim m:val="subSup"&gt;    &lt;m:narylim m:val="undOvr"&gt;   &lt;/m:narylim&gt;&lt;/m:intlim&gt; &lt;/m:wrapindent&gt;  &lt;/m:defjc&gt;&lt;/m:rmargin&gt;&lt;/m:lmargin&gt;&lt;/m:dispdef&gt;&lt;/m:smallfrac&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Si dice proprio Nèeeri, se si vuol rispettare la pronuncia corretta. Una bella “e” larga e appoggiata, che dura come tre. Proprio la si deve sentire che si appoggia sul fondo della bocca, stendendo bene la lingua da molare a molare. Quasi ti costringe ad un sorriso. Ci siete riusciti? Qui dalle mie parti è un’abilità innata, che si impara succhiando il latte (se di mamma oriunda).&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Premessa divagatoria per introdurre un mio affaccio alla politica locale. Canticchiando “la libertà non è star sopra un albero… è partecipazione” mi avvio, auto-costringendomi, alla presentazione di una delle tre liste che si offrono all’imminente consultazione elettorale. Terna che mi mette in serio imbarazzo: una è dichiaratamente partitica, di un partito che non voterò. Anzi che non voterei nemmeno se fosse l’unica possibilità, proprio per una questione concettuale. Sì, anche alle amministrative di un paesotto, dove gli accorpamenti elettorali sembrano il comitato sagra (con tutte le lodi per quanto questi comitati riescono a fare, che se per ottenere i risultati voluti sono capaci si cambiare la direzione di una strada, se questa disturba la sede della pesca di beneficenza), c’è chi si pone un interrogativo ideologico. Tanto, da “radical chic” mi ci hanno già bollato, e me ne vanto pure un po’.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Quindi fuori una. Le altre due, come qui pare essere tradizione (venendo dalla città - e ora faccio anche la snob - le civiche sono il rifugio peccatorum, nani in confronto ai giganti delle liste di partito), sono liste civiche con nomi a dir poco artistici, che non mi ricordo. Una è quella in carica che, dietro la facciata di cartone di logo fantasioso e nome rassicurante, alla fine racchiude persone con una posizione politica che non mi appartiene. A parte questo, hanno fatto scelte poco condivisibili, quindi non li voterei.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Bene, abbiamo scelto? Neanche per idea. La terza, e ultima, possibilità è forse peggio. Non mi rappresenta neanche un po’, a vedere ciò (e come) comunicano. Per la prima volta in vita mia vado ad informarmi: loro sito internet (ben fatto, diciamola tutta, ma quel che ci trovo non mi appassiona), chiedo negli “ambienti politici” cui posso accedere per vie traverse. Pare siano loro, quelli più in linea… ma con cosa? Non mi convincono, e stavolta esigo di essere convinta. Quindi, si va alla presentazione “live” della lista. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Brava! Grande partecipazione!&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Mi faccio forza, e vado. Li ascolto. Cerco, con tutte le forze, di non mettere i freni dei pregiudizi che già mi sono fatta. Prendo pure appunti. Ok, sono un po’ meglio di come parevano. Alcuni sono competenti, e pure “simpatici”, forse mi ispirano fiducia (dal punto di vista amministrativo). Allora vuol dire che è in tema di comunicazione, eh eh eh… che facciamo acqua (breve momento di godimento di chi di comunicazione si occupa, e di chi ha senso critico da vendere). &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Alcune cose della loro esposizione non mi convincono, e alla fine di tutto gliele sottolineo chiedendo se per caso non ho capito male. Come minimo miopia, la visione dell’azione politica/civile non esce dal territorio comunale. Persino un nuovo insediamento commerciale riceve critiche non perché è orrendo, cementificante, inutile, ma perché non crea posti di lavoro “per i locali”. Insomma, lo schifo è perché i commessi non sono nati e cresciuti in paese. Mi permetto di dire che siamo in Europa, i cittadini possono muoversi dove vogliono, pure dentro e fuori dal loro comune di residenza (e intanto mi cadono le braccia!).&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Alla mia obiezione si scusano tutti “che hanno parlato male”, che loro sono aperti, ci mancherebbe. L’impianto è esageratamente vetero-catto-nonsoché: insomma, la società è fatta di giovani coppie sposate (ovviamente in chiesa, con benedizione papale) con figli. L’apice lo tocca il candidato che parla di famiglia: mattone di cui è fatto il muro (o la casa) della società. Eccoci. Già il lessico mi fa accapponare la pelle. Prendo la parola e dico che, per continuare la metafora, io sono una pietra di scarto, di quella società, non essendo né sposata né madre. Il tipo secondo me si è offeso, e non mi ha neanche avvicinato, dopo il comizio. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Invece difende la posizione un’illuminata (che si è presentata dicendo persino i nomi dei tre figli), una che decide di impegnarsi in politica “per i suoi figli”. Ma dico, si parla di “cosa pubblica”, la politica non si occupa di tutti, persino di quelli che non ti hanno votato, dei figli di chi manco conosci? Aiuto, quanto siamo indietro! Dunque, la difesa della posizione “classicistica” (che mi fa pensare a Giovanardi e l’Ikea: questi sono d’accordo con il Ministro!) suona così: “ma no, noi non rappresentiamo solo gli sposati. In lista abbiamo anche Tizia e Caio, che sono senza famiglia!”. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;SENZA FAMIGLIA? Dei trovatelli? Signorepietà! Non usano la parola “cittadino” mai, termine che va oltre stato civile e pure legale della persona. Un altro, davvero improponibile, mi rassicura che “comunque” (cosa vuol dire, “nonostante io sia un avanzo di società”?) il mio voto andrebbe bene lo stesso. Ottimo, vado bene per il riciclo! Ora sì che mi sento rappresentata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo la presentazione/comizio/caporetto viene la parte bella: birra e torte deliziose, fatte in casa. Momento per parlarsi a tu per tu. Ho attirato una certa attenzione. Mi si avvicina quella che difende una precedenza dei locali per le attività economiche (ma ho sbagliato io ad interpretare) e per tagliare l’aria le chiedo di solito come viene usata la sala comunale che ci ospita. E lei risponde: “Il sabato si balla il liscio, la domenica fanno le celebrazioni dei Nèeeeri”. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;I beg your pardon&lt;/i&gt;? Come si esprime un candidato assessore? Dicendo che dei cittadini immigrati (magari 15 anni fa) sono dei Nèeeri? E basta? Solo quello? Che siano neri penso sia evidente (quasi quasi domenica faccio un salto là, chissà che non mi mandino via perché non sono abbastanza nèeera) ma santodio manco le suore missionarie di 50 anni fa avevano ‘sto atteggiamento paternalistico-razzista. Altro che apertura, ho paura che i miei sospetti fossero fondati. Qui ti fanno l’esame del sangue e se ci trovano tracce di extra-comunalità son dolori!&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Restando in tema di colori, diciamo che qui ho voluto spingere le tinte del racconto, perché una frecciata questi qui se la meritano tutta, e comunque sono pensieri che ho sinceramente fatto. Diciamo che nella squadra avranno dovuto ficcarci dentro qualcuno che magari, se restava a casa a far le torte per il “suoi” bambini (metafora: c’era pure qualche uomo, che le torte non le fa, che era poco presentabile) era anche meglio, ma politica è anche compromesso, no?&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Condivido una parte delle proposte, una parte della visione e degli atteggiamenti (due o tre di loro mi piacciono pure). Darò una parte di voto? Vedremo!&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/35047980-7204051973441342791?l=annabaldo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annabaldo.blogspot.com/feeds/7204051973441342791/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=35047980&amp;postID=7204051973441342791&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/35047980/posts/default/7204051973441342791'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/35047980/posts/default/7204051973441342791'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annabaldo.blogspot.com/2011/04/i-neeeri-e-la-lista-civica.html' title='I Nèeeri e la lista civica.'/><author><name>Anna Baldo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04092556978213666744</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp3.blogger.com/_OUH_KQHBNmM/SGi-rYbgyvI/AAAAAAAAAAQ/fE7oSO3lzCI/S220/Autoscatto+1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-35047980.post-8924042869875085278</id><published>2011-03-11T19:09:00.000+01:00</published><updated>2011-03-11T19:09:49.433+01:00</updated><title type='text'>La borsa Luis Vuitton</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt; 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Specie quando sono solo un marchio, e la cosa su cui stanno appiccicate non mi convince. Per convincermi, un accessorio moda, o anche un abito, deve dirmi qualcosa “da solo”, mi piace perché mi piace, non perché “va”. La vipera del Diavolo veste Prada avrebbe il suo bell’insegnamento in merito, ma io sono talmente radical chic da fregarmente pure di lei e della sua dottrina della passerella.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Che non fossi un animale da star-system, lo sapevamo già, e questa ne è la prova del nove.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Non riconosco un originale da un tarocco (sarà perché a volte i pezzi taroccati sono identici, in tutto e per tutto, compresi materiali e manodopera, e hanno solo preso un tir che ha a sua volta preso una strada diversa ... ad un certo punto del tragitto?) e non lo sento come un problema. Non inorridisco al vedere il dettaglio della borsa, un gancio, una cucitura, palesemente diverso da quello nelle vetrine in via Monte Napoleone. E me ne vanto. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;E quando capita che il cinquantenne supergriffato, business man “dei poveri” si rivela più tarocco dei miei tarocchi, allora è festa grande, con fanfara e tutto il resto. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;È la rivincita intima su certi trattamenti cui il destino ti espone, e che se sei furbo riesci a guardare con apollineo distacco. E stavolta, sono stata apollinea il giusto.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Succede dunque, ovvero accadde mille anni fa, in un paese tanto lontano, che il suddetto griffato, potenziale ipotetico cliente, ti chiama, reclamando un appuntamento praticamente dal venerdì sera a lunedì mattina. Il libero professionista (non il figo con ufficio nella villa palladiana, &lt;i&gt;ndr&lt;/i&gt;) che fa? Svuota l’agenda all’istante, se è donna e magari aveva da andare in palestra non tanto per combattere il tempo e la forza di gravità, ma anche solo per dare un aiutino alle ossa, che la dovranno sostenere per poter lavorare ogni giorno che il signore manda in terra, bene anche la palestra viene cancellata: di fronte ad un potenziale cliente si fa così, se no poi è colpa tua se non hai giro. Dunque, il griffato fa di sicuro il conto: questa ha una borsa in similpelle, scarpe anonime, niente pendagli al polso o brillantoni al dito. Costo minimo, dunque. Tariffario fissato.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Il colloquio dura un’oretta (che nessuno paga al professionista. D’ora in poi, lo chiameremo anche sprovveduto). L’incontro ha due livelli: la conoscenza del “progetto” del cliente, che somiglia più che altro un riciclaggio di se stesso, e un livello sornione, che sta sotto; non si vede ma di quando in quando si fa sentire. La parte “sottile” del consulente, quella epidermica, stregonesca o da Lilith che dir si voglia, fa increspare la pelle come un venticello fresco appena usciti dall’acqua. Ebbene sì, questo personaggio ha qualcosa di sfuggente, fa schizzare il pensiero al protagonista de “La morte a Venezia”, con il suo belletto osceno. Il belletto, stavolta, è l’attrezzatura griffata.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Ma qui si cerca di lavorare, non facciamoci prendere da ‘ste raffinatezze letterarie che, come è noto, non danno da mangiare a nessuno. Il mondo è di chi lo sa vendere! Giusto?&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Giusto sì, mi tocca dire …&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Insomma, messe da parte le titubanze, si procede alla proposta. Si scelgono i partner, si fanno i preventivi e si manda la proposta.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Risposta … ah no, stavolta la risposta non arriva. Ma come, non aveva una fretta malsana di avere l’immagine per la sua creatura cui aveva già dato un nome (scelto da lui, senza accorgersi che ha battezzato una società di consulenza con una parola che richiama un preservativo, o al massimo un disco volante. D’altra parte creare un nome è una cosa da niente. Chiunque lo può fare, no?)? Passato il ragionevole tempo di un imprevisto, il professionista capisce l’antifona: questo è una patacca. Non ha neanche i soldi che equivalgono ad una sola delle sue scarpe, da destinare al suo lavoro. Nonostante questo, per quella voglia di mettere i puntini sulle &lt;i&gt;i&lt;/i&gt; che quando non si ha più nulla da perdere diventa una frenesia incontrollabile, il professionista (sprovveduto e ora anche assetato di sangue, virtualmente) procede con la classica tirata di orecchie al fedifrago, pezzo di bravura del deluso che si ascrive al diritto di cantarle sul muso a chi lo tratta male e, in questo senso, più inutile di qualsiasi accessorio, griffato o non.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;All’inevitabile risposta, commercialmente bieca, del “il prezzo è troppo alto, abbiamo già fatto diversamente” si risponde con la stessa lingua: il silenzio eloquente. E non mi si dica che la borsa griffata non serve, il più delle volte, a coprire il nulla che sta sotto. Lo stile vero, intrinseco, trova una rappresentazione di sé nell’apparire, non il contrario. Ma se così fosse, le case di griffe non farebbero i numeri che fanno. E buon per loro. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/35047980-8924042869875085278?l=annabaldo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annabaldo.blogspot.com/feeds/8924042869875085278/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=35047980&amp;postID=8924042869875085278&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/35047980/posts/default/8924042869875085278'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/35047980/posts/default/8924042869875085278'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annabaldo.blogspot.com/2011/03/la-borsa-luis-vuitton.html' title='La borsa Luis Vuitton'/><author><name>Anna Baldo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04092556978213666744</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp3.blogger.com/_OUH_KQHBNmM/SGi-rYbgyvI/AAAAAAAAAAQ/fE7oSO3lzCI/S220/Autoscatto+1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-35047980.post-7769921895866618721</id><published>2010-12-21T22:43:00.000+01:00</published><updated>2010-12-21T22:43:10.578+01:00</updated><title type='text'>Scrivere... o non scrivere?</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt; 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Diciamo le cose lisce, per una volta, senza artifici pseudo-letterari, senza desiderio di stupire.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Ecco, sto scrivendo, e lo scrivere mi prende la mano. Forse allora scrivo perché “la scrittura vien scrivendo”? Senz’altro. Scrivendo si mettono le parole, e le idee, in fila indiana, una dietro l’altra. Si fa ordine. Come in un armadio misterioso e infinito dove, non si sa come, sono finite dentro tante cose. Cose che prendono vita, si trasformano, e che tornano fuori in momenti strani, in modi inopportuni, solo perché, per qualche strano motivo, tocca a loro.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Le idee sono soldatini di piombo che si animano e &lt;i&gt;motu proprio&lt;/i&gt; escono inesorabili dal baule. Nascono dai fatti della quotidianità, dalle persone più comuni, più vicine, che sono dei veri e propri personaggi, a caricaturarli un po’ (anche pochissimo). Nascono per dare forma a qualcosa che sta in me, pericolosamente.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Questo è di certo il motivo per cui non scrivo. Per cui non ho ancora scritto qualcosa di veramente mio. Non sono in grado di celare, di camuffare il mio “io” più profondo. La scrittura è controllo, e il controllo è difficile da raggiungere, se si vuole unito alla grazia, come fa la ballerina che leggiadra volteggia sulle punte: controllo totale, la fatica dissimulata da naturalezza e da un lieve sorriso sul volto rilassato.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Il mio analista, ne avessi uno, direbbe che scrivo per questo. Che ci provo, almeno (è questo tentativo che interesserebbe a lui, non il risultato), che scrivo perché anche mio padre scrive, che scrivo per dare fastidio a mia madre, per farle scontare tutte le volte che “sei proprio uguale a tuo padre” era un insulto. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Scrivo per mestiere, per dare voce al cliente che non sa esprimersi. Per la soddisfazione dell’intervistato che non riesce a credere come un suo discorso disordinato di un’ora esca in 2500 battute facili da comprendere e allo stesso tempo esaustive. Scrivo perché certi fatti vanno raccontati, e ci vuole qualcuno che li racconti. I miei preferiti sono i fatti apparentemente piccoli, umili come i personaggi del Manzoni, che però tutti conosciamo più e meglio degli eroi dell’Alfieri. Storie minime, che i protagonisti non sanno descrivere a parole senza usare le mani e il luccichio degli occhi per raccontarli. E invece si possono scrivere, e regalare a tanti.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;A volte scrivo con il compiacimento del prestigiatore che estrae il coniglio dal cappello. “Visto, come è facile? &lt;i&gt;Pardon&lt;/i&gt;, come diventa facile in mano a me?”. Ma poi non mi piace. Meglio scrivere perché le tue amiche ti dicono “dovresti proprio scrivere”.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Soprattutto, scrivo quando trovo qualcosa che meriterebbe di essere letto. Scrivo per divertire, è l’unico scopo che trovo davvero utile, che non ho niente da insegnare a nessuno. Divertire invece è prezioso. Allo stesso tempo, scrivo per dimostrare che sono seria, a volte seriosa, ma il mio spirito è leggero, volatile come il capogiro di un’ebbrezza appena accennata, diciamo al secondo bicchiere di bollicine. &lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Attendo di scrivere per non dimostrare niente a nessuno.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/35047980-7769921895866618721?l=annabaldo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annabaldo.blogspot.com/feeds/7769921895866618721/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=35047980&amp;postID=7769921895866618721&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/35047980/posts/default/7769921895866618721'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/35047980/posts/default/7769921895866618721'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annabaldo.blogspot.com/2010/12/scrivere-o-non-scrivere.html' title='Scrivere... o non scrivere?'/><author><name>Anna Baldo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04092556978213666744</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp3.blogger.com/_OUH_KQHBNmM/SGi-rYbgyvI/AAAAAAAAAAQ/fE7oSO3lzCI/S220/Autoscatto+1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-35047980.post-4621365575342890927</id><published>2010-11-29T18:31:00.000+01:00</published><updated>2010-11-29T18:31:46.520+01:00</updated><title type='text'>Come in un film</title><content type='html'>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt; 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Mai domanda mi fu più gradita, almeno ora che la vicenda è passata e fa parte in modo irrevocabile dei miei ricordi. Quelli lontani, depurati di ogni sfumatura negativa; ne resta solo il racconto dove trionfano, ipertrofiche, le parti belle, da sogno. &lt;/div&gt;&lt;div align="left" class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;La mia nuova amica era curiosa: una storia con l’ufficiale di Marina. Proprio da romanzo rosa.&lt;/div&gt;&lt;div align="left" class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;«Ah, guarda, è proprio una bella storia!» iniziai, quasi a preparare il pubblico al racconto di un episodio da favola, e decisa a sorvolare sulla fine ingloriosa dell’intera vicenda, alquanto prosaicamente conclusasi con una sorta di fuga verso l’ignoto da parte di uno dei protagonisti.&lt;/div&gt;&lt;div align="left" class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;«Dunque – attaccai - la mia amica faceva la festa di laurea. Io lavoravo a Verona, era una delle prime esperienze in una delle tante agenzie capeggiate da donne isteriche che avrei incontrato nella mia “carriera”; tornavo stanchissima dalla giornata e dal viaggio da pendolare delle Ferrovie. Quella sera non avevo davvero la più pallida intenzione di alzarmi dal divano, per andare ad incastonarmi in un altro, mangiando patatine stantìe, sicura che il livello di mondanità dell’evento tendesse a zero: avrei incontrato le solite conoscenze femminili, per niente glamour; maschi interessanti, manco a pensarci. La mia amica se ne era quasi scusata: il &lt;i&gt;parterre&lt;/i&gt; era dei meno attraenti, con nessuna chance di incontri validi. Una prospettiva davvero deprimente. Nella mia testa, rapide, si succedevano riflessioni scoordinate: “devo anche imparare a dire di no, a non sentirmi obbligata da un invito” e subito dopo “la Mau ci resta male, che faccio, boicotto la festa di laurea? Non ne capita un’altra. E se poi manco si sposa (parallelo dato dall’assunto di partenza, quanto mai fallace, che ci si sposa una volta sola), che faccio, mi perdo l’unico evento della sua vita?”, e via così. Alla fine mi alzo, mi trucco, pensando, senza crederci troppo, che almeno così, nella desolazione generale, avrei rappresentato qualcosa di guardabile, e vado.&lt;/div&gt;&lt;div align="left" class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;Le previsioni non erano lontane dalla realtà, se non fosse stato per un clima meraviglioso di festa, di piacere di stare insieme, di sorpresa nel ritrovarsi dopo tanto tempo che mi accolse all’arrivo in una casa che non era quella della Mau, bensì la villetta a schiera confinante.»&lt;/div&gt;&lt;div align="left" class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;«Finalmente sei arrivata! Aspettavo solo te!» mi fece vergognare la mia amica, al settimo cielo per la festa che si era organizzata. «Hai visto, il mio vicino John mi ha offerto di fare la festa a casa sua, tanto lui non c’è mai, la casa è enorme e vuota. Domani gliela ripulisco e non ci penso più.»&lt;/div&gt;&lt;div align="left" class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;«Ti lascia la casa, se ne va lasciando la porta aperta, e tanti saluti? Che strano modo di fare. Molto “cool” si direbbe, e un vero colpo di fortuna!». «No, John non è via, è in taverna con un amico, si fanno qualche birra, poi verranno a salutare. Per loro, gli americani, fare così è normale. Qui di feste se ne fanno molte. Fanno un casino da paura, arrivano decine di persone, credo che non si conoscano ma spargano la voce che c’è la festa. Portano solo birra. Lui viene il giorno prima da mia madre, con un sorriso da qua fin là, anticipa che ci sarà “un po’ di chiasso”, lei si intenerisce a vedere una sorta di texano con gli occhi di ghiaccio, in versione gentile, che potrebbe essere suo figlio, ed è fatta. Quindi stasera la festa è qui!»&lt;/div&gt;&lt;div align="left" class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;«Hai capito, la Mau! – pensai. Dai, buttiamoci sulle patatine. Da lì in poi si avverò quasi tutto: conoscevo metà della gente e l’altra metà non l’ho mai conosciuta. Incontrai con piacere amici di vecchia data che non vedevo da tempo ed era tutto un aggiornarsi sulle novità che, a quell’età, si susseguono veloci: finiti gli studi, uno stage, un incarico in agenzia. Tutto sembrava molto più emozionante di quanto non si rivelò in seguito. Per farla breve, si andò avanti così fino a tardi. Solo allora, che quasi stavo pensando di alzare le tende, si aprì la porta della taverna e lo vidi. Ora non ricordo se rimasi paralizzata, con sguardo ebete fissando il vuoto, o se fulminai la Mau come a dire “scusa, e questo lo tenevi nascosto in cantina?”. Forse entrambe le cose, in una frazione di tempo che parve un secolo. Davvero, una figuraccia da manuale, meravigliosa, di quelle che si fanno a vent’anni e poi si raccontano per i successivi venti. Meno male che anche lui non fu da meno e che non riusciva a staccarmi gli occhi di dosso (benvenuti, naturalmente), come poi mi confessò. Forse nemmeno lui si aspettava che una delle italiane invitate potesse destargli il minimo interesse. Devo dire che è una sensazione impagabile. Avevo pure tutta l’invidia delle mie amiche che si erano accorte del colpo di fulmine e che non mancavano di sottolineare l’impasse con gomitate neanche troppo celate. &lt;/div&gt;&lt;div align="left" class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;Insomma, da lì fino al momento in cui davvero partii alla volta di casa passò ancora molto tempo. Nessuno di noi due voleva cedere all’ovvietà che prima o poi me ne sarei dovuta andare, e gli ultimi, irriducibili, rimasti, tra cui la Mau che si stava sacrificando per la buona causa, mi tennero bordone finchè fu possibile.»&lt;/div&gt;&lt;div align="left" class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;«Che storia incredibile, da film» finalmente la mia amica poteva prendere la parola. Forse stentava a credere che proprio a una come me fosse capitata una cosa del genere. &lt;/div&gt;&lt;div align="left" class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;«Ecco, così ho conosciuto John, con cui ho passato l’estate, il Natale, il capodanno, il mio compleanno, in primavera, e poco più. Ma è ancora il mio ricordo più romantico. Insomma, uno dei miei ricordi più romantici …»&lt;/div&gt;&lt;div align="left" class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;«Come, ce ne saranno mica degli altri? Racconta, dai!»&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/35047980-4621365575342890927?l=annabaldo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annabaldo.blogspot.com/feeds/4621365575342890927/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=35047980&amp;postID=4621365575342890927&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/35047980/posts/default/4621365575342890927'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/35047980/posts/default/4621365575342890927'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annabaldo.blogspot.com/2010/11/come-in-un-film.html' title='Come in un film'/><author><name>Anna Baldo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04092556978213666744</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp3.blogger.com/_OUH_KQHBNmM/SGi-rYbgyvI/AAAAAAAAAAQ/fE7oSO3lzCI/S220/Autoscatto+1.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-35047980.post-2505043186091440390</id><published>2010-09-29T19:57:00.000+02:00</published><updated>2010-09-29T19:57:55.200+02:00</updated><title type='text'>L'amico del cuore</title><content type='html'>Il tema è annoso, ovvero: uomo e donna possono essere amici? Da giovane (sigh) teorizzavo che sì. Ho avuto amici uomini che si sono dimostrati i più duraturi, i meno deludenti. Forse proprio perché non si arriva con loro ad un grado di confidenza “intricata” come accade tra donne. Intrico che porta, spessissimo, a pessime conseguenze, a litigi e persino divorzi, con più o meno rumore, in modo inversamente proporzionale all’età.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi ho avuto un periodo in cui mi ero rassegnata, sulla scia di amiche femmine, che la cosa sia impossibile. Il teorema è: almeno uno dei due ci farebbe un pensierino per “qualcosa di più”…&lt;br /&gt;Ora, qui le teorizzanti si dividono in due categorie: quelle che, a conti fatti, bene o male, alla fine sono finite a letto con più o meno tutte le loro conoscenze maschili (dall’amichetto dell’asilo al vicino di casa, all’amico dell’ex-moroso, al collega… e se sono fortunate, qualcuno apparteneva a più di un gruppo di quelli elencati); e quelle che invece hanno avuto un solo moroso dall’asilo in poi, e ogni altro maschio è stato guardato storto e tenuto a distanza come si farebbe con i Barbari all’attacco. Molto spesso, credo io, con una precauzione del tutto sovrastimata, dato che non molti attacchi stavano venendo progettati … ma non diamo fiato alle trombe della cattiveria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dunque, ora che sto raggiungendo la “mezza età” – minuto di silenzio, che la cosa è grave – arrivo ad un compromesso. Mi capita di sentire che ho un (altro) amico del cuore. Sì, nella mia vita ne conto ben 2. Ma proprio “amico del mio cuore”, almeno così lo sento. E forse è anche vero che la relazione è asimmetrica, che forse è solo questione di un’attrazione che (vuoi vedere?) è connaturata al rapporto maschio-femmina (con esclusione del tabù parentale) ma che in questi casi si tiene sotto coperta, sotto il livello di guardia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;All’amico del cuore hai confidato (o è ne stato testimone) cose molto ma molto personali e delicate, ma non lui non ne fa mai uso, o al massimo riesce a fartici ridere sopra, che non è poco.&lt;br /&gt;Naturalmente, lo stile degli incontri è da &lt;i&gt;partita – birra – rutto libero&lt;/i&gt;. L’affetto si esprime a suon di prese in giro feroci, e io che lascio fare (cosa inedita!) perché riesco a leggerci dietro l’affetto. E se non riesco, colpisco duro pure io.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La categoria 2 delle amiche, a questo punto, indaga: non è che magari c’è sotto qualcosa? Non è che prima o poi ci scappa “qualcosa di più”? No, dico io. Ovvero, forse, a ben teorizzare, potrebbe anche capitare ma non avrebbe nessuno strascico, neanche negativo, come quando prendi un granchio e poi però diventa una tragedia. Sì, è tutto questione di equilibri. Il caso (ci crediamo che esista?) vuole che immancabilmente si presentino episodi che ti fanno tornare al livello di amici, dopo attimi in cui la consonanza è tale che … vabbè.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un attimo: non sfiori a nessuno il pensiero che si tratti di una sottospecie di attrazione, o di una razionalizzazione di una frustrazione. Niente di tutto ciò, ma una categoria a parte, che in un mondo di “io Tarzan, tu Jane” prevede la terza via: siamo Tarzan e Jane ma sono i nostri cuori a parlare, e niente legge della jungla. Qualcuna ha il “trombamico” (non serve spiegare l’etimologia del termine), che sarebbe pensato per momenti gaudenti e invece si ritorce in poco soddisfacente ginnastica, costellata da elucubrazioni che durano a multipli di 10 rispetto la prima parte. Niente a che vedere con l’amico del cuore, con il quale si toccano vette di tenerezza e di profondità che non devono far ingelosire i rispettivi partner. In più, gli incontri/scontri danno adito a quei pochi momenti di confronto non interessato tra i due universi che tanto stentano ad incontrarsi davvero. Certo, dopo una serata con l’amico del cuore, se siete ancora single, pensate con rammarico: accidenti, non mi potevo innamorare di questo?&lt;br /&gt;No, che non potevi! È tutta un’altra cosa!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/35047980-2505043186091440390?l=annabaldo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annabaldo.blogspot.com/feeds/2505043186091440390/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=35047980&amp;postID=2505043186091440390&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/35047980/posts/default/2505043186091440390'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/35047980/posts/default/2505043186091440390'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annabaldo.blogspot.com/2010/09/lamico-del-cuore.html' title='L&apos;amico del cuore'/><author><name>Anna Baldo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04092556978213666744</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp3.blogger.com/_OUH_KQHBNmM/SGi-rYbgyvI/AAAAAAAAAAQ/fE7oSO3lzCI/S220/Autoscatto+1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-35047980.post-5251720754706810651</id><published>2010-07-16T08:29:00.002+02:00</published><updated>2010-07-16T08:32:28.061+02:00</updated><title type='text'>Alba con Brunello</title><content type='html'>Ore 4.45. Un caldo ininterrotto, denso, nemmeno mitigato dalle ore della notte, mi spinge giù dal letto dopo poche ore di sonno disturbato. Poco male, la mattina è bellissima, quasi fresca, direi. Stavolta è stato proprio il caldo, e non la luce che entra dai lucernari spalancati, a svegliarmi. E poi c’è un silenzio meraviglioso, anzi non è proprio silenzio, ci sono gli uccellini superattivi, protagonisti indaffarati di queste ore che il più delle volte, il più della gente si perde. In inverno è desolante, a quest’ora è buio, freddo, si fatica a mettersi in moto. In estate, il contrario. E infatti mi attivo subito: acqua ai fiori (la vicina del piano di sotto, che ha orari imprevedibili, a quest’ora di certo non sbucherà da sotto i miei vasi, facendo una polemica per ogni goccia che malauguratamente potrebbe cadere annaffiando). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è luce piena, ma il sole non è ancora sbucato dalle case. Dopo i fiori, un caffè, più per il piacere che dà il diffondersi del suo profumo per la casa, nel silenzio, che per il bisogno di una carica ad inizio giornata. Questa è iniziata piano piano, dolcemente, indolore. Liscia. Mentre aspetto il caffè, decido per un momento di vero ozio. Mi sento in vacanza. Perché si deve andare in un hotel chissadove per prendere il caffè stando sdraiati sul divano, e rimandando ogni altra cosa? Lo faccio ora, subito. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E sul divano giace abbandonata una rivista. Ho già visto i titoli, mi prefiggo di studiarne le pubblicità, gli argomenti. Qualcuno direbbe che sto quasi (quasi!) lavorando. Mi colpisce la presenza di un’intervista, che non ricordavo fosse lì. Ho rimandato il momento di leggerla perché prima si sfoglia, la rivista, per vederla nel complesso, e solo dopo si torna a scegliere qualcosa che richieda un po’ di attenzione. Ora tocca a lei. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intervista a Mario Brunello. Un po’ inflazionato, di questi tempi. Però interessante, forse perchè strano, come personaggio. Me lo immagino schivo, introverso, da bravo montanaro (ovvero amante della montagna). Parlerà più attraverso il violoncello che a parole? Non lo so, sono illazioni. Il titolo parla di silenzio, e di Suite per violoncello. Non si deve nemmeno dire che sono le Suite di Bach. Non è scritto da nessuna parte. Forse nella terza pagina, tra una domanda e una risposta. Mmmm, le suite per violoncello. So già che le amo, un suono che ti gira tutto attorno e che ti entra dentro, dalla pelle. Al violoncello riesco persino a perdonare di essere legato ad un momento che è stato magico e che ora detesto. Quel timbro è più forte di ogni sgradevole connessione razionale. Che sollievo!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dunque l’intervista passa un po’ di palo in frasca, tocca argomenti che potrebbero sembrare leziosità, manie da addetti ai lavori, quelli noiosi che si perdono per ore a parlare dell’accordatura, del significato di una tonalità, del vibrato sì-vibrato no, e cose così. Cose che noi profani bolliamo come manie assurde, onanismi del tecnico innamorato di uno strumento che, come dice la parola, dovrebbe servire a qualcosa, non essere il fine ultimo dell’attenzione di una persona. Invece, complice un intervistatore capace e decisamente intelligente (e che scrive proprio bene!), si toccano anche questi argomenti, come dettagli che da una parte assumono un significato, dall’altra non catalizzano tutta l’attenzione. Anche il particolare tecnico diventa un modo per trasmettere un po’ di sé attraverso l’esecuzione musicale che, per questo interprete più che per altri, è sempre un condividere qualcosa con chi ascolta. Quando vuole stare solo, con il suo violoncello, lo fa, in un dialogo a tre, con il compositore. Diversamente, si mischia al pubblico, ora suonando in alta montagna, ora nel capannone senza neanche un palco al centro. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A me dà questa impressione. Questa aspettativa, perché non l’ho ancora sentito suonare. Per pigrizia, fatalmente non ho voluto rincorrere il personaggio, l’evento. Fino a che mi sono imbattuta nell’intervista, stamattina prima dell’alba. Un “pezzo” che poteva sembrare noioso, celebrativo (4 pagine, un trattamento da vero divo), vezzoso nella ricerca dell’estremo: intervistare un musicista che parla di silenzi, sembra proprio una posa. E invece no. Forse perché è tutto molto autentico, o solo sembra tale, bravura di chi scrive? Non credo. Preferisco rimanere nella sensazione di autenticità che mi lascia, assieme al retrogusto del caffè, la fine di questa intervista. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E intanto il sole è sbucato proprio dalla finestra che ho di fronte, mi colpisce gli occhi e mi costringe a cambiare sedia, per continuare a scrivere. Un’alba con Brunello, a casa mia. Certo, quelle sulle Dolomiti devono essere tutt’altra cosa, ma questa è stata tutta mia. I rumori della strada sono aumentati, assieme ai gradi della temperatura. Anche a me oggi aspettano delle interviste, decisamente prosaiche, però. Va bene così. Andiamo a incominciare!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/35047980-5251720754706810651?l=annabaldo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annabaldo.blogspot.com/feeds/5251720754706810651/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=35047980&amp;postID=5251720754706810651&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/35047980/posts/default/5251720754706810651'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/35047980/posts/default/5251720754706810651'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annabaldo.blogspot.com/2010/07/alba-con-brunello.html' title='Alba con Brunello'/><author><name>Anna Baldo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04092556978213666744</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp3.blogger.com/_OUH_KQHBNmM/SGi-rYbgyvI/AAAAAAAAAAQ/fE7oSO3lzCI/S220/Autoscatto+1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-35047980.post-1269426099755119098</id><published>2010-07-06T13:28:00.000+02:00</published><updated>2010-07-06T13:29:24.962+02:00</updated><title type='text'>Radical-chic</title><content type='html'>Contro mia voglia, sono finita per essere una single radical chic. La definizione non è arrivata tutto d’un colpo, ma attaccando i vari termini, uno alla volta, a quello che nella realtà virtuale (e nelle indagini di mercato) si chiamerebbe il mio “profilo”. Termine buono anche per i criminali, a dire il vero, ma per stavolta soprassediamo.&lt;br /&gt;Dunque single. Grazie a dio ci siamo evoluti e ormai “zitella” è un termine antico, usato solo a Venezia, somiglia a “pulzella”. Se penso che la legge ecclesiastica dice che la perpetua, per essere donna fuori dalle tentazioni, deve avere 40 anni… ma siamo proprio sicuri che i “reverendi” abbiano mai, anche solo per un attimo, restare lontani dalle tentazioni? A me non la racconta più nessuno. Che vengano stigmatizzate, le signorine tentazioni, neanche un dubbio. Così sono pure gratis, alla fine dei conti. E se qualcuna presenta il conto… orrore, la corruttrice! Ecco, il mondo non si è evoluto neanche di un millimetro, con buona pace di karma e company. Siamo ancora all’età della pietra. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma non era questo l’argomento del post.&lt;br /&gt;Veniamo a radical-chic. Radical indica un certo coraggio, un’ostinazione, in qualche modo, una tendenza all’estremo, al totale. Potrebbe anche avere una connotazione positiva. “Chic” è un destino, che dire! Che colpa ne ho, se mi disegnano così? Gliel’hanno dato un premio a quello che ha cucito addosso a Jessica Rabbit questo mito di frase? Spero proprio di sì, diversamente sarebbe un’altra ingiustizia cosmica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dunque, contro mia voglia mi affaccio al mondo targata “radical chic” e pure “single”, se a qualcuno importa. &lt;br /&gt;E cosa fa una single radical chic? Il pane.&lt;br /&gt;Il pane in casa, con le mani, senza la macchinetta che neanche vedi cosa ci butti dentro, e poi, voilà! Esce il cubetto di pane perfetto.&lt;br /&gt;No, il mio pane ha richiesto un anno di tirocinio, la ricerca di un maestro che, come dicono alcuni illuminati, arriva da solo a te, quando ti pare di non stare cercando nulla. Il mio maestro di pane, che credo sia inconsapevole di esserlo, è un giovinotto nerboruto e alto due metri, che fa sport estremi e parla prevalentemente in un dialetto stretto stretto che non si capisce troppo bene. &lt;br /&gt;Mani grandi e grande cuore. Mi ha spiegato quei dettagli essenziali per fare il pane in un modo così semplice che a me è sembrato poetico. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’acqua deve essere “bella”. Non fredda, e neanche tiepida, ma piacevolmente calda (e quindi in rapporto anche alla temperatura dell’aria. In inverno si preferisce un’acqua più calda che in estate): bella, insomma. Se piace a te che fai il pane, piacerà anche a lui (il pane).&lt;br /&gt;Poi si deve lavorare con le mani, con generosità, “perdendosi via”. Ed è vero, impastare è un po’ un mantra, un movimento ripetitivo che ti porta a non pensare, ad astrarti nella piacevolezza tattile dell’accarezzare la pasta morbida. E come una carezza, piace a chi la fa e a chi la riceve. La pasta incorpora aria e ti ringrazia lievitando meravigliosamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dunque ormai ho “le mani in pasta”, fuor di metafora, e mieto successi su successi con i miei pani. Ma che c’entra con la radical-chic? C’entra e come! Perché una sera, invitata da un’amica ad una serata “decisamente radical-chic”, come mi avvisava l’amica per evitare che potessi sentirmi un pesce fuor d’acqua (mica tutti sanno che io pure sono della stessa razza… o forse non lo sono proprio). Non avendo di che omaggiare il banchetto estivo che si sarebbe allestito, ho pensato di partecipare con il pane fatto la sera prima. E per farmi perdonare, ho aggiunto anche una bottiglia di rosso. &lt;br /&gt;Sottovalutando la mia pensata, mica ho fatto l’ingresso trionfale con il prezioso bene. No, il mio pane è entrato di soppiatto, in forma anonima, io intimorita da uno sfoggio di pane in cassetta e grissini accanto agli affettati.&lt;br /&gt;Allora, come un bombarolo, mi sono messa in un cantuccio a spiare, non vista, l’effetto che sortiva l’arrivo del pane “rustego”. Ah aha, i “veri” radical-chic, che hanno sane radici contadine, si leccavano i baffi, accaparrandosi i pochi pezzi disponibili. Passando da dietro, con indifferenza, ho persino sentito qualcuno, sfoggiando una sapienza infinita da vero intenditore, affermare con certezza matematica: questo è fatto con il forno a legna!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Spiacente, viene dal mio proletarissimo fornetto elettrico della cucina Ikea, ma è fatto con le mani e con gli insegnamenti del cuore (del mio maestro).&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/35047980-1269426099755119098?l=annabaldo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annabaldo.blogspot.com/feeds/1269426099755119098/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=35047980&amp;postID=1269426099755119098&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/35047980/posts/default/1269426099755119098'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/35047980/posts/default/1269426099755119098'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annabaldo.blogspot.com/2010/07/radical-chic.html' title='Radical-chic'/><author><name>Anna Baldo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04092556978213666744</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp3.blogger.com/_OUH_KQHBNmM/SGi-rYbgyvI/AAAAAAAAAAQ/fE7oSO3lzCI/S220/Autoscatto+1.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-35047980.post-3075889441619617030</id><published>2010-05-10T19:12:00.002+02:00</published><updated>2010-05-10T19:16:47.334+02:00</updated><title type='text'>Romance - fiori e musica per i ranocchi</title><content type='html'>L’umore di una donna è come un mazzo di fiori di campo. È bello solo in virtù della varietà, di colori e di forme. Ogni suo punto porta ad immaginare come potrà apparire guardandolo da uno scorcio diverso. Ed è sempre imprevedibile, nuovo, anche a costo di deludere. Niente a che vedere con un regolare  bouquet, magari di rose coltivate in serra (un fiore quadrato… mi sembra) per essere tutte uguali e passare un controllo qualità che fa invidia ai transistor.&lt;br /&gt;Così, dopo qualche puntatina verso l’arguzia, dopo battutacce un po’ da scaricatore di porto (che non mancano mai nei pensieri e nelle chiacchiere innocue tra amiche), mi spunta un pensiero dolce. Sdolcinato, direi. Lo dedico a tutti i ranocchi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che strano, il pensiero sdolcinato fa capolino qua e là, magari mentre ascolto un pianoforte suonare, poi si assopisce e ritorna nel bel mezzo di una jam session di sassofoni e batteria. Travolgente, rumorosa, e per nulla cullante. E invece, il pensiero arriva. C’era già. Ed è meravigliosamente banale, come banale è ogni amore, quando è talmente vero da non tollerare aggettivi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Viviamo in mezzo ad una selva di persone che cercano l’altra metà, e più passa il tempo più cercano affannosamente, più scelgono con il metodo di “prova ed errore”, secondo la teoria dei grandi numeri, oppure si convincono (orologio alla mano) di aver trovato la categoria giusta e dentro lì pure la persona che “si adatta” ai propri desideri, come ad una lista della spesa. Desideri che si fanno via via più concreti, misurabili, prosaici, tristemente standard.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Invece, se si ha la buona sorte di fare &lt;span style="font-style:italic;"&gt;L’Incontro&lt;/span&gt; (come romanticamente si dice), se la tua mezza mela esiste e prima o poi ti casca di fianco (guai a chi adesso si mette a fare il calcolo della probabilità che questo accada, perché mi rovina il momento romantico!), la sensazione che ti invade è del tempo che si ferma. Non conta più quanto hai aspettato, quanto hai sbagliato e sofferto, quanto le ferite siano ancora lì belle fresche, e quanto assurda sia la persona che ti ispira tutto questo. Tutto sparisce, come quando la vista è rapita, sperdendosi in “quegli” occhi, tanto che l’udito si attutisce e suoni e rumori diventano indifferenti. È una sorta di ora zero. Un inizio, come un big bang o come il rigagnolo che diventerà un fiume. Non fa differenza. Hai aspettato un anno, dieci? Non importa. Ora ci sei. È forse quel “qui ed ora” che per noi è tanto difficile sperimentare? Forse sì. Non sei più né bello né brutto, né troppo (giovane, vecchio, alto, basso, ricco, povero, sfigato o alla moda) o troppo poco … semplicemente sei; e vivi appieno il tuo essere. Lo so, i saggi questo lo fanno da soli, senza appigli esteriori. Ma qui stiamo parlando dell’opposto della saggezza. Stiamo parlando dell’innamorarsi, che non è nemmeno l’amore, ma anzi è una fettina infinitesimale dell’esperienza. (Beh… dipende da che punto lo guardi. Infinitesimale!).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il pensiero sdolcinato termina qui, e mi lascia in attesa di riviverlo nella vita reale, con il sapore della gratitudine per tutto quello che mi ha portato a formularlo. Non so neanche io cos’è: un incontro sul quale ho fantasticato (prima di infrangermi al suolo della realtà), una musica che tocca il cuore o un’altra che scuote le corde più gravi dell’essere. O tutto questo insieme e anche altro, di cui non sono consapevole.&lt;br /&gt;Credevo fosse una mia fantasia, forse mi piccavo dell’invenzione, e invece me l’ha confermato un’amica, proprio poco fa. Lei, dopo molto tempo, ha inaspettatamente trovato l’amore. Forse si dovrebbe dire “riconosciuto” nelle sembianze improbabili di un individuo che, se si dovesse ficcare dentro una categoria, non farebbe voglia neanche nel deserto. Un ranocchio che si è trasformato da sé, giusto in tempo per ricevere il bacio della sua principessa. E a noi non deve riguardare, se non per affacciarci ad un angolo di felicità, che un po’ ci appartiene.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/35047980-3075889441619617030?l=annabaldo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annabaldo.blogspot.com/feeds/3075889441619617030/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=35047980&amp;postID=3075889441619617030&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/35047980/posts/default/3075889441619617030'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/35047980/posts/default/3075889441619617030'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annabaldo.blogspot.com/2010/05/romance-fiori-e-musica-per-i-ranocchi.html' title='Romance - fiori e musica per i ranocchi'/><author><name>Anna Baldo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04092556978213666744</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp3.blogger.com/_OUH_KQHBNmM/SGi-rYbgyvI/AAAAAAAAAAQ/fE7oSO3lzCI/S220/Autoscatto+1.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-35047980.post-3403873224329343425</id><published>2010-05-04T14:22:00.001+02:00</published><updated>2010-05-04T14:23:27.587+02:00</updated><title type='text'>L'Intimorito</title><content type='html'>Se cantate musica del ‘500, se leggete sonetti di quell’epoca, potrebbero esservi familiari titoli come “L’umorista” o “L’invaghito”, e testi come “Oh che diletto mi riempi il petto” oppure “Maledetto sia l’aspetto…”. &lt;br /&gt;Piccole perle che fanno invidia in un mondo di mezze misure, di bon ton, di equilibri sempre intatti. Invece quanto belli sono i barocchi improperi! Mi hai pestato un piede? Grido “Ahi ahi ahi” con tutto il fiato che ho, e ti mando pure dove devi andare, distratto e somaro che non sei altro! Osi non apprezzare i miei favori? Ti mando direttamente al diavolo, non senza prima una minaccia di avvertimento. &lt;br /&gt;Insomma, espressioni a tinte forti, quelle che servono almeno per un attimo, perché sono la sola verità, che nasce ed esce direttamente dalla pancia. &lt;br /&gt;Poi, solo dopo, possiamo stemperare i toni, comprendere, prendere le distanze… insomma, farcene una ragione e continuare a sorridere, dissimulando indifferenza e una certa signorilità.&lt;br /&gt;Riprendendo questo antico costume, arriviamo ad una nuova categoria. Dopo l’Invaghito, ultimamente “una mia amica” (si dice sempre così, per stare sul vago e in modo che non si capisca che capita pure a me, o a qualcuno che potrebbe leggermi) ha individuato la tipologia dell’Intimorito. Leggi alla voce: “ha i suoi buoni motivi, chissà che madre ha avuto, sarà stato scottato (solo lui!), le donne forti lo spaventano, forse non immagina che io abbia una simpatia per lui….”. &lt;br /&gt;E chi più ne ha più ne metta (donne, fatevi avanti, che di scuse da inventare e pure regalare agli intimoriti ne avrete una più del diavolo). E tutte lì a pensare come fare a fargli passare le paure: abbasso le pretese, mi faccio le codine così sembro stupida, elimino i tacchi e giro “in sata” per togliermi 5 cm di altezza in modo che lui (nano) possa comunque svettare, e via così.&lt;br /&gt;Arriva però un giorno in cui non se ne può più, persino la mia amica. Il giorno in cui qualcuno ti sibila in un orecchio che qualunque sia il problema, se si vuole si supera (compresa la mamma invadente, la ex onnipresente e la depressione sempre in agguato – e tralasciamo di considerare il potere seduttivo di un soggetto così…) . E’ il giorno in cui la mia amica esclama: “Non sarà un altro Intimorito!”, decide di non curarsi di lui, guarda (non troppo, se no si commuove) e passa. Passa oltre, sui suoi tacchi 7 (almeno), ancheggiando il giusto, e va verso un nuovo incontro, senza timori. &lt;br /&gt;E speriamo anche senza intimoriti.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/35047980-3403873224329343425?l=annabaldo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annabaldo.blogspot.com/feeds/3403873224329343425/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=35047980&amp;postID=3403873224329343425&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/35047980/posts/default/3403873224329343425'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/35047980/posts/default/3403873224329343425'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annabaldo.blogspot.com/2010/05/lintimorito.html' title='L&apos;Intimorito'/><author><name>Anna Baldo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04092556978213666744</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp3.blogger.com/_OUH_KQHBNmM/SGi-rYbgyvI/AAAAAAAAAAQ/fE7oSO3lzCI/S220/Autoscatto+1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-35047980.post-1279927153811055168</id><published>2009-06-24T13:51:00.001+02:00</published><updated>2009-06-24T13:56:05.408+02:00</updated><title type='text'>Grazie, Michelle!</title><content type='html'>Arrivo tardi. Chissà in quante lo hanno già pensato, qualcuno pure scritto (sul Corriere, per giunta) ma io giuro e stragiuro che l’ho pensato subito, al primo fotogramma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando hanno trasmesso l’arrivo della famiglia Obama in Normandia, il vero sbarco lo ha fatto Michelle. Trionfale, perfetta (secondo la mia immodesta opinione, in fatto di etichetta), bellissima e forse anche con qualcosa in più: la sicurezza di esserlo, la noncuranza di tutto ciò che potrebbe dire il contrario. Una sicurezza che si traduce nell’incedere, forse un tantino “born in the USA” per il mio occhio di antico continente, ma decisamente comunicativo. Nemmeno quella di sorridere era una preoccupazione, per lei. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D’accordo, lo ammetto, ci sto facendo sopra un romanzo, magari lei era lì che contava fino a cento e controllava ogni passo … ma non credo (in realtà lo dico solo per dimostrare che l’entusiasmo non mi toglie l’onestà intellettuale).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, va bene che sei la first lady ma passeggiare accanto a &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Carlà&lt;/span&gt; credo che un pensierino lo faccia venire a chiunque. Le altre signore, prima d’ora, si sono misurate con eguali “colleghe”, che al massimo potevano far gareggiare tra loro gli stilisti (a parte la regina Elisabetta, che proprio non sa che farsene, degli stilisti, e compete solo a suon di cappellini). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se tu, di tuo, su una passerella non ci sei stata mai, e resti nella categoria di “bella donna” senza poter ambire a quella di “dea che non cammina, ma vola ancheggiando il giusto”, trovarti proprio accanto ad un simbolo della magrezza elegante un sudorino lo fa venire, o no? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Invece a guardarle ho sentito sorgere in me un moto spontaneo di rivalsa: eccolo il vero simbolo della donna di oggi. Bella ma non solo, anche “normale”, giusta. Così giusta da far sentire bene anche tutte le donne che la stanno a guardare. Bella non vuol dire perfetta, e soprattutto non in confronto ad un modello che non esiste. E che per non esistere, invece, ti rovina la vita, a furia di farti sentire fuori luogo. Eleganza è anche portare a spasso una figura imponente (ma quanto alta è la Signora Obama?), con fianchi “importanti” e molto femminili. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è mancato chi ha stupidamente sottolineato che il bianco ingrossa. Ma cosa dice? Io direi che fa splendere la signora che lo indossa! Che splende già di suo, visto che non fa a gara con le non-forme della manechin. La quale, mi si conceda, trova nella cinturina del tubino, casta e dimessa, il suo emblema. Certo, raffinato, molto più del cinturone scintillante americano, ma decisamente con poco sale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando guardo una donna penso: c’è un uomo che desidera tornare a casa per trovarci lei. In cucina o sul divano, o in giardino, oppure in ritardo, nel traffico. Tra le due first lady, preferirei tornare e trovare un tipo come Michelle. L’uomo più importante del mondo (e forse anche uno tra i più sexy), la pensa come me.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/35047980-1279927153811055168?l=annabaldo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annabaldo.blogspot.com/feeds/1279927153811055168/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=35047980&amp;postID=1279927153811055168&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/35047980/posts/default/1279927153811055168'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/35047980/posts/default/1279927153811055168'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annabaldo.blogspot.com/2009/06/grazie-michelle.html' title='Grazie, Michelle!'/><author><name>Anna Baldo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04092556978213666744</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp3.blogger.com/_OUH_KQHBNmM/SGi-rYbgyvI/AAAAAAAAAAQ/fE7oSO3lzCI/S220/Autoscatto+1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-35047980.post-598194413098184944</id><published>2009-06-04T22:44:00.001+02:00</published><updated>2009-06-04T22:47:54.915+02:00</updated><title type='text'>Il primo violino e il formaggio di capra</title><content type='html'>Bello era e di gentile aspetto. Davvero galante, nel suo frak, elegante nei movimenti. Sul palco una delizia per gli occhi e per gli orecchi. Era il primo violino dei Berliner. Una specie di mito, talmente lontano da essere persino poco attraente, per una con i piedi per terra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi, con un Coup de théâtre, le cose si ribaltano. Dall’uscita posteriore, quella degli artisti, obbligatoria ad una certa ora, si torna tutti uguali. Niente luci, niente frak, i violini nelle grigie custodie. Tutti in braghe corte e maglietta. Io più degli altri, dato che venivo da un pomeriggio da zia, iniziato con tour per recuperare le nipotine, stranamente affidate alla sorella evidentemente-poco-rassicurante, visita alle caprette della fattoria, con raccolta delle ciliegie (solo quelle cadute per terra!), esplorazione del nascondiglio dei gattini, tour della latteria e acquisto di latte crudo, da bollire. Un climax di emozioni, terminato solo con il rientro a casa delle entusiaste bambine. Felici almeno quanto la zia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D’improvviso, la decisione su due piedi di andare al concerto, per non saper che altro fare. Una telefonata all’amica di sempre, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;ready in five&lt;/span&gt;, eppure raggiante nel suo look passepartout. Concerto che termina con offerta di accompagnare gli artisti, abbandonati a se stessi e affamati dopo la performance, ad un ristorante dove mangiare qualcosa di buono: come minimo pasta e pesce, per far loro sentire di essere in Italia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A quel punto, SOLO a quel punto, vedo (con gli occhi della mente) la zozzura che ricopre la mia auto. A furia di rimandare il lavaggio, per pigrizia pure di aspettare il turno, me ne sono andata a concerto a bordo di una specie di zucca, prima di una magia che non sarebbe mai arrivata. Pazienza, mi devono solo seguire. I fari si vedono ancora. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi, un fatto inedito. Lui, proprio il primo violino che sul palco sembrava proprio bello, e di persona ERA proprio bello, si catapulta verso la mia auto. Con breve summit con la mia amica, a suon di sguardi inequivocabili, il responso è: “Ma quando mai uno così ti si caccia in macchina, di sua spontanea volontà?”. Poi si ritorna alla realtà, per la precisione nel momento in cui si carica il bagaglio del Berliner nel mio bagagliaio. Che saluta l’ospite con i carichi di piastrelle… quelle del bagno, in attesa di un deposito che avverrà in un qualche momento indefinito del futuro. Beh, piastrelline mica male, quelle a mosaico, almeno, ma come glielo spiego?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con forte cigolìo si apre la portiera (già, il bello entra dalla porta che cigola, altro “pezzo di bravura”). Meldizione, faccio la figura da italiana da film anni ’60, alla Alberto Sordi, al mare con i panzerotti fritti. Tutto questo sparisce però, subito dopo, in un attimo. Già, quando si dice che è tutto relativo … mi torna in mente il torcinaso dei cavalli: una cosa atroce da vedere, che serve a distogliere l’attenzione del povero equino con un male più forte, finchè gli si somministra altro, tipo un’infiltrazione al ginocchio, che in confronto è un ballo in maschera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre il violinista cade sul sedile, io con gesto calcolatissimo, faccio appena in tempo a togliere al volo il sacchettino … con il formaggio di capra, che stava lì dal pomeriggio. Ci mancava solo quello. Spero che il Berliner fosse stanco abbastanza per non calcolare proprio tutto, che il sacchetto faccia la sua parte come isolante (esiste una puzza più riconoscibile del formaggio, e di capra, per giunta?). &lt;br /&gt;Ho però il forte sospetto che abbia qualcosa da raccontare agli amici… a proposito di stereotipi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il giorno dopo ho lavato la macchina, dentro e fuori. Però mi veniva da canticchiare “Quando Pier s’accorse che manca la cavalla, chiuse ben la stalla e se ne andò. Oibò!”. Oibò ... oibò!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/35047980-598194413098184944?l=annabaldo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annabaldo.blogspot.com/feeds/598194413098184944/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=35047980&amp;postID=598194413098184944&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/35047980/posts/default/598194413098184944'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/35047980/posts/default/598194413098184944'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annabaldo.blogspot.com/2009/06/il-primo-violino-e-il-formaggio-di.html' title='Il primo violino e il formaggio di capra'/><author><name>Anna Baldo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04092556978213666744</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp3.blogger.com/_OUH_KQHBNmM/SGi-rYbgyvI/AAAAAAAAAAQ/fE7oSO3lzCI/S220/Autoscatto+1.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-35047980.post-8163570432073696749</id><published>2008-08-07T16:40:00.003+02:00</published><updated>2008-08-07T16:57:44.329+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Personal'/><title type='text'>Nulla accade per caso</title><content type='html'>Udite udite! Non sono io a dirlo, e nemmeno le mie amiche che (per gioco?) mi leggono i tarocchi, bensì fior fiore di analisti junghiani... insomma ho scoperto la storia delle "coincidenze significative", che mi piace molto e che, immodestamente, ho sempre saputo, in cuor mio. D'altra parte i paroloni degli studiosi non servono che ad etichettare cose che appartengono a noi comuni "clienti"...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dunque, citando a memoria un'opera già divulgativa di per sè (temo sia il telefono senza fili), viene fuori che non è strampalato affatto pensare che non siamo noi gli autori della nostra storia. E' questo che ho sempre sentito! Noi siamo i protagonisti, questo sì. La nostra vita come un racconto, la nostra vita assetata dei racconti degli altri. Dunque, noi agiamo ma non sempre per nostro causare gli eventi (questa è la parte che mi piace). Ci sono anche altre cose, che esulano da una più o meno evidente programmazione. Quella programmazione che sempre più ci intossica la vita, secondo me. Nel nostro raccontarci, quante volte il consiglio da dare e ricevere è "lasciati vivere", "lascia un margine di incalcolato". Vogliamo pensare che c'è qualcuno o qualcosa che ha il ruolo dell'oste, senza il quale i conti è meglio non farli? Ecco... facciamo un po' come crediamo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E poi, coincidenza! ti accorgi che hai vissuto una delle storie del libro. Che ha un significato, che ti "spiega" il senso delle coincidenze come momenti di "epifania" in cui ti risvegli dall'ipnosi in cui credi di essere tu al timone della nave, e scorgi, per un attimo, che sei solo la nave e che dovresti dare retta al tuo timoniere, chiamandolo con il nome che preferisci.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/35047980-8163570432073696749?l=annabaldo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annabaldo.blogspot.com/feeds/8163570432073696749/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=35047980&amp;postID=8163570432073696749&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/35047980/posts/default/8163570432073696749'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/35047980/posts/default/8163570432073696749'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annabaldo.blogspot.com/2008/08/nulla-accade-per-caso.html' title='Nulla accade per caso'/><author><name>Anna Baldo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04092556978213666744</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp3.blogger.com/_OUH_KQHBNmM/SGi-rYbgyvI/AAAAAAAAAAQ/fE7oSO3lzCI/S220/Autoscatto+1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-35047980.post-9153326344868011872</id><published>2008-06-30T12:57:00.000+02:00</published><updated>2008-06-30T13:00:47.120+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Personal'/><title type='text'>Ironia della sorte</title><content type='html'>Davvero è tutto relativo. Ho tralasciato di scrivere sul blog interi mesi di vita. Sono stati troppo intensi per spiattellarli sul web. Così, per proteggere i pensieri che investivano la parte più intima dell'anima ho aspettato e aspettato. E ora, che mi viene voglia di imbrattare un po' il www mi accorgo che riprendo dall'ultimo post per scoprire che l'anno zero non è stato il 2007. O almeno non solo lui. Dall'ultimo post a questo di oggi quella "persona speciale" lo è diventata sempre di più. Troppo, dico ora. Per questo mi trovo a sorridere amaro pensando all'ironia della sorte. E non voglio nemmeno farmi sfiorare dall'acido commento che la sorte non c'è e siamo noi che ci portiamo a casa, andandoceli a cercare, i fatti più dolorosi e quelli più belli della nostra esistenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco, peggio di Didone, ora mi trovo a cantare piangendo un amore incredibile. Creduto, però. Forse ancora vivo, come fiammella che rischia però di alimentare il rogo. Ma che non può essere più. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il castello troppo fortemente difeso è stato espugnato da un uomo che si travestiva. E' entrato perchè dava sicurezze e un'immagine di sè che poi si sono miseramente infrante contro la realtà. Il mio amante mascherato. Forse per questo tanto bello? Perchè ho immaginato il suo volto, proiettandovi i miei sogni? Pare di sì, a sentire gli esperti. Io ci credo così e così. Mi costringo a crederci ma se ascolto il cuore... beh, non so come dire che "viene fuori un casino" senza sembrare un'adolescente. Ma a volte il gergo solo sa dare le sfumature che servono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scrivo oggi che forse ho trovato "la giusta distanza" (e anche questa è una citazione di lui, che mi ha fatto scoprire quel film dal tema tanto ricorrente nella vita di ciascuno di noi). C'è, questa distanza, ma non dà mai il senso pieno delle cose. E' la misura della difesa. La scelta sta tra tenere la guardia (e quindi la distanza) alta, o rischiare di avvicinarsi al fuoco e di scottarsi. Scelta che io faccio ogni volta che credo ne valga la pena. A poco serve sapere in anticipo che il fuoco scotta. Quando ti bruci fa male. Fine dei commenti. Fa male anche più di sentirsi dire "lo sapevi". Si vede che la comoda giusta distanza dal fuoco non dà abbastanza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quindi ora dovrei essere contenta. Ho scelto io di avvicinarmi, di rischiare, di scottarmi. Giusto?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/35047980-9153326344868011872?l=annabaldo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annabaldo.blogspot.com/feeds/9153326344868011872/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=35047980&amp;postID=9153326344868011872&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/35047980/posts/default/9153326344868011872'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/35047980/posts/default/9153326344868011872'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annabaldo.blogspot.com/2008/06/ironia-della-sorte.html' title='Ironia della sorte'/><author><name>Anna Baldo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04092556978213666744</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp3.blogger.com/_OUH_KQHBNmM/SGi-rYbgyvI/AAAAAAAAAAQ/fE7oSO3lzCI/S220/Autoscatto+1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-35047980.post-4200867911778412696</id><published>2007-12-05T12:21:00.001+01:00</published><updated>2007-12-05T12:31:25.154+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Personal'/><title type='text'>Anno Zero</title><content type='html'>Questo che si conclude lo considero un anno zero. &lt;br /&gt;Ovvero, è passato con un turbinio di eventi, sensazioni, stati d'animo e azioni che alla fine mi hanno riportato allo stesso punto di partenza. Una ruota che gira a vuoto, una vite spannata... &lt;br /&gt;Mi considero una sorta di ripetente. L'anno prossimo riparti da capo. Zero potrebbe essere il voto che do a questi mesi, ma in fondo non si vive per nulla, qualcosa in saccoccia si mette sempre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il vero anno zero sta per arrivare. Questo sarà un inizio. Deve esserlo. Focalizzare, concentrare e, speriamo, fare centro. &lt;br /&gt;Il tutto dopo aver tagliato i rami secchi, fatto ordine intorno e dentro di me, riscoperto l'energia positiva che viene da se stessi e dagli altri. &lt;br /&gt;I meravigliosi "altri" la cui luce, per pigrizia, si lascia che venga offuscata da tante piccole scorie dell'universo. Ok, sono tante, ma sono pure piccole!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Piena di buoni propositi, mi faccio la predica da sola, e mi dirigo verso le prossime occasioni che metteranno a dura prova i miei intendimenti. &lt;br /&gt;Ma prima, vado in cucina a preparare un pranzo per qualcuno di speciale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/35047980-4200867911778412696?l=annabaldo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annabaldo.blogspot.com/feeds/4200867911778412696/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=35047980&amp;postID=4200867911778412696&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/35047980/posts/default/4200867911778412696'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/35047980/posts/default/4200867911778412696'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annabaldo.blogspot.com/2007/12/anno-zero.html' title='Anno Zero'/><author><name>Anna Baldo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04092556978213666744</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp3.blogger.com/_OUH_KQHBNmM/SGi-rYbgyvI/AAAAAAAAAAQ/fE7oSO3lzCI/S220/Autoscatto+1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-35047980.post-8217792148441120918</id><published>2007-09-20T14:10:00.000+02:00</published><updated>2007-09-20T14:30:06.702+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Eventi'/><title type='text'>20 settembre</title><content type='html'>Per noi (Baldo) è una data storica. La fondazione di Roma. Infatti, proprio Roma si chiamava mia nonna, nata il 20 settembre del 19... e poco più. Da noi i compleanni si festeggiano alla grande (per mancare devi essere all'estero, in turno in clinica, o malatissimo). Naturale che dopo averlo fatto per quasi 100 anni (anche se in realtà non so a quando risale l'usanza), non si possa cessare così, di brutto. Se non si festeggia, con la modalità del pranzone comunitario e luculliano, almeno si ricorda una data di compleanno, anche di chi ha smesso, per cause naturali, di compiere gli anni. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per questo, da qualche anno il 20 settembre è una sorta di festa nazionale privata (si potrà dire così)? Da compleanno della nonna a nuova tradizione di clan, grazie all'interessamento delle zie, appassionate di ricerca storica e di araldica.&lt;br /&gt;Mia nonna non poteva passare inosservata. Porta il nome della capitale, appena ingentilito dall'appellativo di Rometta con cui tutti la conoscevano, ma spietatamente prosaico all'anagrafe, e detestato da lei stessa.&lt;br /&gt;Non sfugga che il 20 settembre è la data della breccia di porta Pia, e che mia nonna era figlia di un garibaldino di prima ondata (si fa presto ad arrivare a quegli anni). Del bisnonno Zamuner so pochissimo, se non che si sentì premiato dalla nascita della figlia proprio in una data tanto importante. E subito duqnue attribuì il patrio nome (mamma mia, se ci penso, è uan cosa da star hollywoodiane), con sommo disappunto del prete, che poco condivideva l'intrusione dell'esercito a casa del papa... Come vendicarsi? Rifiutando il battesimo della piccola, che rischiava la scomunica ancora prima di aprire gli occhi, se non con un nome di santo. Escamotage dell'eclettico ma risoluto bisnonno: secondo nome  "Giuseppina" (indovna come chi?). Secondo nome nè apprezzato nè tanto meno utilizzato dalla poi spavalda quanto devota nonna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dunque il pranzo ci sarà anche quest'anno. Non serve neanche fare gli inviti, che tutti sanno che sarà la domenica più vicina alla data giusta. Rimane l'attesa per i risultati artistici con cui la zia ospite ci stupirà ancora una volta.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/35047980-8217792148441120918?l=annabaldo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annabaldo.blogspot.com/feeds/8217792148441120918/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=35047980&amp;postID=8217792148441120918&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/35047980/posts/default/8217792148441120918'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/35047980/posts/default/8217792148441120918'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annabaldo.blogspot.com/2007/09/20-settembre.html' title='20 settembre'/><author><name>Anna Baldo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04092556978213666744</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp3.blogger.com/_OUH_KQHBNmM/SGi-rYbgyvI/AAAAAAAAAAQ/fE7oSO3lzCI/S220/Autoscatto+1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-35047980.post-5000982825970281718</id><published>2007-09-20T13:57:00.000+02:00</published><updated>2007-09-20T14:09:47.651+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Personal'/><title type='text'>Lamentele</title><content type='html'>Sono fastidiose? Legittime? Inutili? Forse tutte e tre le cose. Però ci si deve passare attraverso. Forse sono gli spifferi del coperchio del vaso di Pandora. Già, prima che esploda tutto, meglio sfogare a poco a poco con qualche "elegia" (se siete poeti) e se no con delle sane sessioni di lamento. Che, a seconda del carattere del lamentante, può assumere i colori dell'invettiva, o dell'autocommiserazione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eccomi qui, mi viene in mente di scrivere le mie pene, proprio a seguito di una densa giornata di lamenti. Giusti, per altro, e quindi legittimi, ben distribuiti tra diversi innocenti che, per essere amici miei, sono incappati in una di queste giornatine dedicate all'insulto globale. Una giornata davvero buia che mi ha ridotto con la faccia di un lottatore (di Sumo?) al termine del match... e me l'hanno pure detto. Però la sera, una ventata di genuinità, quattro risate iniziate con un sorrisetto sotto i baffi e poi via! un altro V-day, ma all'indirizzo di chi so io. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche l'incazzatura è energia che segue le leggi della fisica (?): nulla si crea nè si distrugge... ma si trasforma. E' sorprendente. Ed è anche una scappatoia. Si può scegliere: preferisci farti un fegato così o usare l'energia per costruire qualcosa? Ok, ora faccio la ganza, la filosofa, ma ieri avrei illuminato NYC con la rabbia che avevo in corpo (energie rinnovabili, purtroppo!). Oggi volo alto... o almeno ci provo. Accidenti, la mia memoria sforacchiata e la scuola moderna non mi permettono di citare molti versi della tradizione, e quindi un bel "non ti curar di loro, ma guarda e passa" è l'unico ritornello che mi viene. Però ci sta tutto. Vediamo chi avrà ragione alla fine. Magari gli altri, ovvero il motivo della rabbia e delle lamentele, ma solo se si guarda in ambito ristretto. Per ora la vittoria è quella di non pensarci.&lt;br /&gt;E di poter essere libera, eventualmente, per reggere le giornate no di qualcun altro.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/35047980-5000982825970281718?l=annabaldo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annabaldo.blogspot.com/feeds/5000982825970281718/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=35047980&amp;postID=5000982825970281718&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/35047980/posts/default/5000982825970281718'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/35047980/posts/default/5000982825970281718'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annabaldo.blogspot.com/2007/09/lamentele.html' title='Lamentele'/><author><name>Anna Baldo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04092556978213666744</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp3.blogger.com/_OUH_KQHBNmM/SGi-rYbgyvI/AAAAAAAAAAQ/fE7oSO3lzCI/S220/Autoscatto+1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-35047980.post-1704428086933431679</id><published>2007-06-06T16:38:00.000+02:00</published><updated>2007-06-06T16:49:54.149+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Varie'/><title type='text'>La Casta</title><content type='html'>Sono stata alla presentazione del libro di Gian Antonio Stella. Più di una settimana fa, ovvero nella preistoria, stando su un blog. Sono molto meditativa? No, è che solo ora vengo ad aggiornare il blog (l'altro chiedendomi "e chi lo legge 'sto blog?" e quindi non ho molta fretta).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non amo particolarmente i libri di denuncia del sistema, perchè, detta tra noi, sembrano sterili lamentele, sfoghi fini a se stessi che ad altro non servono se non a calmare l'ira accumulata. Cosa sacrosanta, ma che non porta ad agire per cambiare le cose. In più, quando si tratta di iniziative editoriali di firme affermate, sono macchine per fare soldi, e quindi destano in me una malcelata invidia... a meno che...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;come in questo caso, la forma salva anche la sostanza. Anche se ha del macabro stare a sorridere delle atrocità finanziarie che si commettono in ogni istante nel nostro Paese (già, in questo siamo molto meglio di tutti i nostri "colleghi" europei), il libro si legge con grande piacere. Proprio per il suo stile, che ha la leggerezza dell'ironia, di calviniana memoria. Un volo aereo pronto ad abbattesi in picchiata quando meno te lo aspetti sui malcapitati al centro del turbine che si solleva ad ogni pagina. Quindi, onore al merito della penna che ha scritto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se poi si è conosciuto di persona l'autore, lo si è sentito parlare con la pesante cadenza vicentina (da far drizzare i capelli ad ogni insegnante di dizione...), il libro si legge con ancora più gusto. Un po' come quando si legge Montalbano e ci si scopre in testa un improvvisato accento siciliano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ok. Ora però scendiamo nella vita reale, e vediamo di fare qualcosa per scrollare qualche poltrona, per far valere i "virtuosi" e per non smettere di credere che le cose possono cambiare, ma non sempre e solo per l'azione di altri. Ce la faranno i nostri eroi?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/35047980-1704428086933431679?l=annabaldo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annabaldo.blogspot.com/feeds/1704428086933431679/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=35047980&amp;postID=1704428086933431679&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/35047980/posts/default/1704428086933431679'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/35047980/posts/default/1704428086933431679'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annabaldo.blogspot.com/2007/06/la-casta.html' title='La Casta'/><author><name>Anna Baldo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04092556978213666744</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp3.blogger.com/_OUH_KQHBNmM/SGi-rYbgyvI/AAAAAAAAAAQ/fE7oSO3lzCI/S220/Autoscatto+1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-35047980.post-117500524099475117</id><published>2007-03-27T17:03:00.000+02:00</published><updated>2007-03-27T17:20:41.003+02:00</updated><title type='text'>I Colori dell'Orchestra</title><content type='html'>Si comincia! &lt;br /&gt;Siamo sotto data con i concerti de "Il Suono dell'Olimpico". Anzi, per me e per altri che ci lavorano molto più di me, si tratta di un momento frenetico: siamo nel vivo delle danze da un po' e ormai si devono cominciare a vedere i risultati.&lt;br /&gt;Manifesti affissi (fatica composititva di Loriana Martin che ha saputo conciliare tutte le istanze che venivano da diverse persone dell'Orchestra), fogli di sala quasi pronti, e comunque dati alle stampe (un ringraziamento ai tipografi, che portano una pazienza da santi), comunicato quasi inviato (e qui mi devo dare da fare io), spot su classica in via di definizione, inviti fatti ... l'orchestra la parte la sa da tempo, il coro ha prove anche domani... cosa mancherà?&lt;br /&gt;Che arrivi domenica, ore 20 in punto (cominciamo ad abituarci ad andare a concerto prestino, che poi resta il tempo per una cena e quattro chiacchiere, invece di scappare tutti a casa "che domani si lavora",  in pieno stile Nordest).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per la cronaca, e anche per chi volesse venire ad ascoltare la musica, tocca al Requiem di Mozart. Già sentito? Già, però... ogni volta si rinnova la magia della musica dal vivo, della passione da condividere con chi ti sta di fronte, tutti impegnati ad interpretare le note ma anche le intenzioni dell'autore, nella fuggevolezza dell'esecuzione dal vivo, dove ogni persona, dal direttore a quello in fondo seduo sui gradini che non ha trovato un posto a sedere, mette un tassello, più o meno al centro della scena, per far venire fuori un disegno ogni volta diverso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi, però, c'è la sensazione che ci sia qualcosa che ci sta sfuggendo, qualcosa che stiamo dimenticando. Mi fa sentire come quando devi prendere un treno, la mattina presto. Valigia fatta ma ... chissà cosa sto lasciando a casa, che ti viene in mente quando sei in terra di nessuno. Speriamo non sia così. La frenesia si placherà nell'attimo di silenzio prima delle prime note dei violini, quando il gesto del direttore tiene tutti sospesi. A quel punto, nulla più di cui preoccuparsi. Possiamo lasciarci andare alla musica, come se si scivolasse tra le braccia di Morfeo. E il naufragar sarà particolarmente dolce...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/35047980-117500524099475117?l=annabaldo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annabaldo.blogspot.com/feeds/117500524099475117/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=35047980&amp;postID=117500524099475117&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/35047980/posts/default/117500524099475117'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/35047980/posts/default/117500524099475117'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annabaldo.blogspot.com/2007/03/i-colori-dellorchestra.html' title='I Colori dell&apos;Orchestra'/><author><name>Anna Baldo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04092556978213666744</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp3.blogger.com/_OUH_KQHBNmM/SGi-rYbgyvI/AAAAAAAAAAQ/fE7oSO3lzCI/S220/Autoscatto+1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-35047980.post-115927484744119101</id><published>2006-09-26T14:40:00.000+02:00</published><updated>2006-09-26T14:47:27.446+02:00</updated><title type='text'>Un po' alla volta</title><content type='html'>Apro questo blog per avere sempre disponibili alcuni miei testi, che cercherò di raggruppare per temi.&lt;br /&gt;Sono testi pubblici, per la maggior parte comunicati stampa.&lt;br /&gt;Con questo mi affaccio, in ritardo, al mondo del blog, ancora una volta sotto l'insegna del proverbio "dell'acqua che non si vuole, ci s'annega", che fa da titolo a molti episodi della mia vita. Non so se ci sarà spazio anche per questo, intendo per annotazioni ti tipo privato. Ma non si sa mai, magari ci prendo gusto... i blog sono acqua che non volevo, quindi ...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/35047980-115927484744119101?l=annabaldo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annabaldo.blogspot.com/feeds/115927484744119101/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=35047980&amp;postID=115927484744119101&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/35047980/posts/default/115927484744119101'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/35047980/posts/default/115927484744119101'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annabaldo.blogspot.com/2006/09/un-po-alla-volta.html' title='Un po&apos; alla volta'/><author><name>Anna Baldo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04092556978213666744</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://bp3.blogger.com/_OUH_KQHBNmM/SGi-rYbgyvI/AAAAAAAAAAQ/fE7oSO3lzCI/S220/Autoscatto+1.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry></feed>
